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Si è svolta tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 la missione archeologica italiana condotta dal Centro di Egittologia “F. Ballerini” di Como e diretta dal dott. Angelo Sesana sull’area del Tempio dei Milioni di Anni di Amenhotep II (Tebe Ovest, Luxor). Lo scavo, giunto alla 11ª campagna, ha permesso di mettere in luce le poche strutture del Tempio ancora sepolte ma soprattutto di approfondire le conoscenze sulla frequentazione di quest’area prima e dopo la XVIII Dinastia. Durante questa missione sono stati indagati molti contesti chiusi (pozzi e tombe più complesse), ma è avanzato in modo considerevole anche lo scavo in corrispondenza del cortile colonnato del tempio. Il raggiungimento del piede della montagna in gran parte dell’area ovest già nelle passate missioni, ha inoltre permesso di dare avvio ai lavori di riempimento di questi settori per riportare il piano di calpestio attuale al livello di quello del tempio.
Lo scavo della parte centrale del tempio ha avuto inizio con l’asportazione completa dei resti della grande struttura in mattoni crudi di riutilizzo, situata in corrispondenza dei settori G-L 10-11, attribuibile in fase preliminare ad epoca relativamente recente (al suo interno sono infatti stati rinvenuti frammenti di ceramica copta). Al di sotto di questa struttura sono venuti alla luce numerosi lacerti di muri in mattoni crudi, visibili in precedenza solo parzialmente o del tutto coperti, fra cui si segnala, nei qq. I-L 9-10, una nuova struttura apparsa solo per una piccolissima porzione già durante la scorsa missione. Si tratta di una cappellina funeraria costituita da due ambienti, dei quali il più interno, raggiungibile tramite una soglia in calcare, conservava ancora il livello di crollo ricchissimo di frammenti di intonaco decorato, che coprivano a loro volta i resti delle offerte vegetali al defunto.
Lo scavo del deposito stratigrafico, ripartito da una quota posta ormai al di sotto del piano di calpestio originario del tempio, si è quindi concentrato nei settori E-F 8-13, dove più profondo è il piede della montagna e più importante il livello ancora da asportare. In questa zona, oltre a quanto già citato, non sono venute alla luce particolari strutture murarie né frammenti di arenaria o manufatti di particolare rilevanza (a parte alcuni ostraka di pregevolissima fattura); è stato possibile tuttavia riconoscere alcune basi di colonna ancora non note e metterne meglio in evidenza altre già note. Il piede della montagna è stato raggiunto quest’anno solo in alcuni settori. Da notare, tuttavia, che proprio a questo livello profondo sono venuti alla luce un lacerto di struttura muraria in corrispondenza di una colonna, di cui non si conservano altre tracce, e un corpo parzialmente mummificato, che portava ancora nella mano sinistra un amuleto recante il cartiglio di Thutmosi III.
Nella 11a missione sono stati scavati per intero i pozzi funerari con relative camere sepolcrali, collocati nelle aree A6, B7, B22, C8, C3 e Q13, e parzialmente le tombe a camera D21 e A17. I primi quattro sono pozzi con una o due camere di piccole dimensioni, molto probabilmente già visitati e violati in passato, nei quali non si sono conservati materiali di particolare interesse ma per lo più resti scheletrici umani non in connessione anatomica e ossa animali sparse. C3 e Q13 sono invece pozzi con due camere sepolcrali delle quali una sola è stata esplorata in questa campagna a causa della complessità dei contesti e del limitato tempo a disposizione. L’unica camera scavata in C3 ha restituito i resti di due sarcofagi in pessimo stato di conservazione e di almeno 8 individui, le ossa dei quali sono apparse piuttosto rimaneggiate; nella camera scavata nel secondo pozzo, Q13, sigillata da un muro a secco in schegge di arenaria di medie dimensioni, sono stati invece rinvenuti due corpi in connessione anatomic a, uno sopra l’altro, e un sarcofago in cattivo stato di conservazione, sotto il cui coperchio sono venuti alla luce i resti di un terzo individuo.
Le sepolture rinvenute e indagate solo parzialmente nei settori D21 e A17 sono invece strutture funerarie complesse. D21 è una tomba a camera formata da una rampa discendente, un corridoio e almeno due camere comunicanti, il cui soffitto nel sottile conglomerato è però crollato in antico. E’ stato ultimato lo scavo del corridoio, che ha restituito ancora numerosi resti scheletrici (benchè solo un corpo si conservasse in connessione anatomica) e ceramici. Fra i materiali si segnala anche un vasetto in alabastro. Le forme ceramiche risultano coeve a quelle già recuperate durante la precedente missione e sembrano suggerire una datazione del contesto alla fine del II Periodo Intermedio o all’inizio della XVIII dinastia. Anche quella rinvenuta in A17 è risultata essere una tomba a camera formata da una rampa discendente, ancora da esplorare per intero poiché coperta da strutture posteriori, un corridoio e almeno una camera. Di questa tomba è stato affrontato però solo lo scavo dell’ingresso. Qui, il deposito si caratterizzava per la presenza di numerosi resti ceramici interi o ricostruibili e di due scheletri umani in connessione anatomica.
Alla Missione hanno partecipato: Angelo Sesana (direttore), Franco Giani (vice-direttore), Elio Negri (architetto), Lucia Zito (disegnatrice), Claudio Busi (geologo), Stefano Benazzi (antropologo), Elisa Solera (restauratrice), Anna Consonni (responsabile catalogazione), Giovanna Bellandi, Maurizio Cavaciocchi, Maria Luisa Mesiano, Alice Sbriglio (addetti alla catalogazione), Benedetta Camerini (addetta alla catalogazione reperti antropologici), Tommaso Quirino (responsabile aree di scavo), Mimosa Ravaglia (responsabile di settore), Angelo Cecchi, Angela Ciceri, Enrico Croce, Virginia Landoni, Francesco Longhi, Graziella Storci, Federica Ugliano (tecnici di scavo).
Si vuole esprimere il più vivo ringraziamento al Dr. Zahi Hawass, Segretario generale dello S.C.A. (Supreme Council of Antiquities – Cairo); al Sig. Sabry Abdel Aziz Khater, Direttore Generale dello S.C.A.; al Sig. Magdy el-Ghandour, Direttore del Dipartimento delle Missioni Straniere presso lo S.C.A.; al Sig. Mansour el-Bouraiq, Direttore Generale delle Antichità per l’Alto Egitto; al Sig. Aly el-Asfar, Direttore Generale delle Antichità di Tebe Ovest; al Direttore di area Sig. Sultan Aid e all’ispettore delle Antichità per l’area del Tempio di Amenhotep II, il Sig. Emad Abdallah Abdel Ghany. Ringraziamo anche il Raïs Aly Faruk Sayed Qeftawy, per la sua continua disponibilità e dedizione durante lo svolgimento di tutte le nostre missioni.
Archivio report preliminari: 13ª missione, 11ª missione