Ecco! I reperti sono tutti nelle casse. Le casse sono state riposte in ordine nel magazzino, ormai pieno di materiale in ogni angolo. Il magazzino è stato chiuso a chiave e sigillato, e la sua porta murata con mattoni crudi. La tomba e il pozzo il cui scavo è stato temporaneamente interrotto sono anch’essi chiusi: una porta di ferro, un pesante lucchetto, un sigillo.
Lasciamo il campo con un po’ di tristezza, soddisfatti del lavoro svolto ma già desiderosi di ricominciare, sicuri che nuove splendide scoperte ci stanno ancora aspettando.
(Tommaso Quirino)
Corre veloce il tempo sotto il caldo sole d’Egitto e ci avviciniamo ormai al termine della missione. Il lavoro aumenta e diventa via via più complicato, perché tra pochi giorni dovremo lasciare il campo di scavo in ordine, sicuri di avere documentato al meglio strutture e reperti. Così anche i pomeriggi e le sere rappresentano tempo prezioso per completare la documentazione raccolta durante la mattina, togliendo spazio al nostro racconto dedicato a chi sta a casa.
Lo scavo in questi giorni è proceduto di gran lena, sotto un sole sempre impietoso, se si escludono le nuvole che oggi hanno oscurato il cielo. Le squadre di muratori hanno ultimato la parte di ricostruzione del muro di cinta del tempio prevista per quest’anno: sono stati impiegati - solo per dare un’idea della mole di lavoro - 11.000 mattoni crudi di grandi dimensioni appositamente preparati e qualche migliaia di dimensioni più piccole, per la ricostruzione delle strutture che attraversano il muro stesso. Ringraziamo a tal proposito tutti coloro che hanno contribuito con i “loro mattoni”, partecipando idealmente alla missione!
L’area in corrispondenza del cortile colonnato, inoltre, è stata completamente scavata e già di nuovo riempita quasi interamente con il terreno di risulta, al fine di ripristinare la quota originaria del tempio. Nella prossima campagna l’architetto Negri potrà così procedere con la realizzazione del suo progetto di restauro conservativo.
La tomba nell’area A17 ha continuato a restituire decine di ceramiche integre, dalle fogge più disparate e tutte di ottima fattura. Ma lo scavo di questa struttura si è dovuto interrompere per poter terminare la documentazione dell’enorme quantità di reperti da essa provenienti: da alcuni spiragli aperti fra il soffitto ed il riempimento sabbioso di oltre un metro e mezzo si è potuto intravedere la presenza di una nuova camera di grandi dimensioni e di un nuovo lungo passaggio. Un corridoio? Una camera? O una discesa verso la vera e propria camera sepolcrale? Siamo purtroppo costretti a rimanere tutti con il fiato sospeso fino alla prossima missione…!
Il pozzo L9, per finire, ha continuato a regalare splendide sorprese: reperti e contesti mai visti prima sul nostro campo di scavo …e che tra qualche settimana potremo condividere anche con tutti i nostri soci e i nostri amici. Anche in questo caso la camera, dell’ampiezza di quasi dieci metri, è stata indagata solo parzialmente e custodirà per un altro anno i suoi segreti.
E’ ora: ci prepariamo per l’ultimo giorno di scavo.
(Tommaso Quirino)
La giornata al tavolo della catalogazione inizia come sempre con il controllo del contenuto dei sacchetti in cui vengono raccolti i reperti meritevoli di attenzione provenienti dai vari settori di scavo. Questi, insieme ai pezzi di particolare importanza come ostraka, frammenti di stele o vasi integri e ricomponibili vengono via via esaminati durante la mattina per una precisa documentazione. I reperti vengono accuratamente puliti dai residui di sabbia, se necessario vengono restaurati, e solo successivamente vengono catalogati: si formula una breve descrizione, si prendono le misure, si procede alla siglatura e si decide se debbano essere disegnati o fotografati.
E’ sempre grande l’emozione nel cercare di leggere alcuni geroglifici o di interpretare le decorazioni presenti sui blocchi di arenaria: in entrambi i casi la lettura è resa difficile dallo stato di conservazione degli oggetti, ma spesso basta un passaggio del pennello per rimuovere un velo di sabbia e riportare alla luce colori, figure, geroglifici tracciati con tratto fine.
E’ sempre viva la speranza di trovare qualche parola che ci aiuti a ricomporre i frammenti del lontano passato di questo angolo di Egitto.
Ma ecco comparire, puntuale come i giorni scorsi, un sacchetto contenente numerosissimi ushabti provenienti dal pozzo L9, che continua a riservarci splendide sorprese (non è ancora il momento e non è questo il luogo per svelarvi tutto, non possiamo che consigliarvi di non mancare alla conferenza di Angelo Sesana dedicata agli scavi… ). Spolveriamo delicatamente le molte statuine mummiformi destinate a sostituire il defunto nei lavori dell’aldilà e i loro capi con corte parrucche e lunghi gonnellini, e procediamo quindi alla loro catalogazione.
(Maurizio Cavaciocchi, Maria Luisa Mesiano)
Si è concluso oggi il Convegno Internazionale tenutosi qui a Luxor, presso la Susan Mubarak Library, e dedicato a “The Temples of Millions of Years and The Royal Power at Thebes in the New Kingdom. Science and New Technologies applied to Archaeology”. L’organizzazione, curata in particolare da Christian Leblanc per il CNRS francese e da Gihane Zaki per la SCA (Supreme Council of Antiquities) è stata assolutamente impeccabile, ma quello che più conta è che sono stati tre giorni ricchissimi di interesse, trascorsi tra i più grandi egittologi che operano in questa importante area dell’Egitto. Il clima era ottimo: i relatori si sono rivelati assolutamente aperti al dialogo e allo scambio di opinioni, idee e informazioni, con il solo scopo di migliorare le conoscenze di tutti.
Angelo Sesana ha esposto i risultati degli scavi da lui diretti presso il Tempio dei Milioni di Anni di Amenhotep II - condotti dal team del CEFB e grazie al supporto di tutti i nostri soci - già il primo giorno del convegno, dopo l’introduzione di Christian Leblanc e la presentazione di Hourig Sourouzian. Purtroppo è mancata la presenza di Zahi Hawass, annunciato per un intervento di apertura dei lavori e dedicato agli scavi nella Valle dei Re.
I risultati raggiunti dalla missione italiana in 11 campagne di scavo hanno suscitato grande interesse nel pubblico degli specialisti, che non si sono limitati esclusivamente ad esprimere in varie occasioni il loro apprezzamento per il lavoro svolto ma sono stati anche spinti ad approfittare degli scavi in corso per farci visita e vedere di persona gli esiti delle indagini. Sul campo si sono così susseguite le visite di rappresentanti delle missioni francese, americana, svizzera e polacca, coinvolgendo ormai a pieno titolo anche le nostre ricerche nel dibattito scientifico internazionale.
(Tommaso Quirino)
Da alcuni giorni stiamo procedendo con lo scavo di una complessa struttura nel settore A17: si tratta di una tomba molto articolata,
costituita da una lunga rampa discendente verso un corridoio scavato con molta perizia nel conglomerato, che fin dal momento della sua scoperta ha stupito tutti per la sua straordinaria ricchezza. L’interno del corridoio, tanto alto da poter ospitare una persona in piedi, era ricolmo di terra e conteneva molte splendide ceramiche (come ad esempio grosse giare, scodelle, ciotole e piatti) alcune intatte, e molte, seppur frammentarie, completamente ricomponibili. In fondo al corridoio, sulla destra si apre una grande camera, anch’essa ricolma di terra fino a pochi centimetri dalla volta, tanto da lasciare solo intuire la sua ampiezza a quanti, armati di coraggio e lampada, si sporgano al suo interno. In fondo al corridoio sono stati rinvenuti anche i resti ossei di tre individui deposti uno di fianco all’altro, e numerose altre ossa sparse in modo disordinato in tutto il riempimento della struttura.
La disposizione caotica dei materiali e di gran parte dei resti ossei richiederà, a conclusione dello scavo, un attento lavoro di interpretazione per chiarire gli avvenimenti che hanno coinvolto questa sepoltura, per ora inquadrabile in una fase precedente la costruzione del tempio.
Nei prossimi giorni inizieremo a scavare il riempimento della camera sperando nel ritrovamento di altri piccoli tesori come quelli restituiti dalla parte già indagata.
(Enrico Croce)
Sotto il caldo sole d’Egitto continuiamo il nostro paziente lavoro di indagine del Tempio di Amenhotep II.
Oggi i nostri due pozzi aperti o riaperti nei giorni scorsi continuano a rivelarci sorprese.
Nel pozzo L9 si raggiunge la camera sepolcrale a circa 5 metri e mezzo di profondità: è uno spazio molto grande ma sfortunatamente ci rendiamo ben presto conto, una volta riusciti a liberare parte del riempimento, che è stato aperto un secondo ingresso sull’altro lato della camera e che quindi la tomba è stata probabilmente violata prima di noi.
In C3 invece continuiamo a documentare i numerosi scheletri (ne contiamo otto!) che si trovano sopra i sarcofagi in una delle due camere sepolcrali del pozzo. Sono già due giorni che lavoriamo nell’angusto spazio della camera: ci facciamo l’idea che i corpi siano stati deposti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro, e tutti avvolti probabilmente in bendaggi stuccati, di cui troviamo tracce di colore bianco con decorazione a linee azzurre e rosse.
Entrambi i pozzi restituiscono ossa umane, tracce concrete di uomini e donne vissuti nel passato che hanno da raccontarci le loro storie. È sul tavolo dell’antropologo che le ossa ricomposte, misurate e osservate possono essere interpretate e rivelarci chi erano queste persone, che età avevano e che attività svolgevano, e magari la causa della loro morte.
(Federica Ugliano, Silvia Tomasini, Giovanna Bellandi)
TANTI AUGURI DI BUON ANNO DA TUTTI I MEMBRI DELLA MISSIONE ARCHEOLOGICA DEL CEFB
La giornata dell’ultimo dell’anno non poteva iniziare in modo migliore. Nel settore I-12 uno dei nostri operai mette in luce un bellissimo frammento di intonaco dipinto: su uno sfondo ancora sorprendentemente di un giallo vivace si percepiscono le forme di due segni geroglifici. Questo frammento si aggiunge a molti altri simili rinvenuti in quello che una volta era stato il cortile colonnato del tempio di Amenhotep II, anche se ormai siamo ben al di sotto del piano di calpestio del tempio stesso.
Lo scavo di questo settore, come già accaduto l’anno passato, ci ha riservato molte sorprese: qui emergono, muktaf dopo muktaf (secchio dopo secchio), i resti di quella che doveva essere una tutt’altro che modesta cappellina del Medio Regno. Su una superficie di quasi 6 m, si colgono bene i due muri laterali e, al centro, è visibile la pavimentazione che sprofonda verso il basso, inabissandosi sotto un caos di mattoni crollati ovunque.
Dunque non è difficile dedurre che probabilmente questa cappella, precedente al tempio, era stata abbattuta nel momento in cui il faraone aveva deciso che in questo luogo sarebbe stato eretto il suo Tempio dei Milioni di Anni. E i frammenti di intonaco dipinto con rappresentazioni di geroglifici, di mani e braccia ornati da braccialetti dai vividi colori, di vasi e di tralci di vite, altro non sono se non le pareti di questa stessa cappella, di cui possiamo solo immaginare la splendida decorazione.
Ora non resta che aspettare la fine dello scavo, alla ricerca del pozzo funerario che aveva costituito l’ultima dimora del personaggio qui venerato.
Sempre nella zona del cortile alcune squadre di operai hanno raggiunto lo sterile (il livello non interessato dall’intervento dell’uomo). In questo modo ci è stato possibile conoscere più chiaramente la situazione geomorfologica originale: in alcuni dei quadrati in cui stiamo lavorando, nell’angolo nord-ovest del cortile, appare bene evidente l’irregolarità del gebel (la montagna). Questa formazione geologica, che si presenta al mastarin (cazzuola) dei nostri operai più dura e compatta rispetto al sedimento soprastante,
digrada in modo molto irregolare da nord verso sud, ma anche da est verso ovest. Possiamo quindi intuire l’entità e le modalità dell’intervento di preparazione della zona, realizzato con l’apporto di ingenti quantità di sedimenti al fine di rendere l’area piana per la costruzione del tempio. Lo scavo, svolto tramite approfondimenti successivi, come precedente detto, non si è mostrato avaro di interessanti rinvenimenti.
(Virginia Landoni, Lorenzo Castellano)
Ore 7.05. Ecco il tavolo è pronto. Tolta la polvere. I fogli, le squadre, la gomma, le matite... tutto pronto. L’elenco dei disegni? Eccolo! Lo sguardo cerca il codice del reperto da rilevare, poi la collocazione nella sua scatola. Trovato!
L’oggetto, ben riposto nel suo sacchetto è ora sul tavolo da disegno. Sarà intero? È la speranza della disegnatrice. Comunque sia, si estrae e si inizia a misurare: altezza, larghezza massima, intermedia... spessori.
I misteri dei cocci: tutto un mondo da analizzare e, da ciò che esiste, ipotizzare, tramite confronti, ciò che potrebbe essere. Sono i più difficili da disegnare, ma anche quelli più stimolanti. Ma l’oggetto intero, che fascino, la perfezione del creato dell’uomo! Oggi 30 dicembre tre reperti di modeste dimensioni: dal pozzo L9 un “vasetto globoso” (non è magnifica anche la definizione?!) solo 14,5 cm di altezza, un po’ storto, un po’ decorato, un po’ grezzo.
Dalla tomba A17 due scodelle quasi semisferiche di circa 13 cm di diametro sottili, essenziali, senza piede, oggi si direbbero “minimal”...
E domani? Di sicuro è pronta una “scodella carenata”.
(Lucia Zito)
Parallelamente allo scavo procede l’attività di restauro. Nonostante le difficoltà causate dallo svolgimento di questo tipo di lavoro direttamente sul campo, ci aiutano le condizioni uniche di conservazione dei reperti: i materiali organici (legno, tessuto, cuoio ecc.), che normalmente negli scavi europei non si conservano, in Egitto emergono dalle sabbie in ottimo stato.
Anche quest’anno, dalla zona della cappellina, continuiamo a recuperare fragili intonaci dipinti che necessitano di un adeguato e accurato intervento di restauro conservativo. Una prima fase del lavoro prevede il pre-consolidamento direttamente sul luogo del ritrovamento dei frammenti, per agevolare la fase di recupero. I frammenti vengono successivamente portati al tavolo di lavoro dove si procede con la pulitura e l’integrazione delle parti mancanti, usando materiali il più possibile simili a quelli originali (sabbia con l’aggiunta di resina acrilica).
Questa delicata e lunga operazione rende meglio leggibili i geroglifici e più vivi i colori delle decorazioni ancora superstiti, garantendo una migliore conservazione dei frammenti e agevolando la fase di studio dell’articolata sintassi decorativa della cappellina.
(Elisa Solera)
Dopo la pausa di Natale (che quest’anno cade per fortuna di venerdì ed è quindi un giorno di festa anche per i nostri operai), è tempo di novità sul campo: apriamo il pozzo L9 e riapriamo il pozzo C3, lasciato in sospeso dall’ultima missione.
Il nuovo pozzo crea molte attese: si trova all’angolo nord-ovest del cortile del tempio, di fronte a una delle cappelline trovate lo scorso anno; pare inviolato. Il lavora ha inizio con l’asportazione del riempimento che sigillava la sepoltura. Serve una squadra di quattro operai: due all’interno del pozzo, e due che manovrano la “capra” ovvero la struttura a tre pali che sorregge la carrucola che permette di far risalire la sabbia all’interno del “muktaf” (secchio). Pur avendo raggiunto una profondità di quattro metri, a fine giornata non troviamo ancora l’ingresso della camera.
Nel pozzo C3 niente sorprese invece... Lo scorso anno avevamo lasciato in sospeso una situazione molto complessa: nella camera sepolcrale, sopra quel che rimane di due sarcofagi, si trovano accatastati i resti di sei individui, tra adulti e bambini. Sembra una fossa comune, dato che gli scheletri giacciono in modo disordinato e tra loro sovrapposti, e nella parete sud-est, dove sembra aprirsi una seconda camera, si intravedono i resti di altri scheletri. Iniziamo il lungo lavoro di schedatura dei corpi e rimandiamo la loro rimozione a domani, quando arriverà l’antropologo della missione.
(Federica Ugliano, Silvia Tomasini, Giovanna Bellandi)
Ci scusiamo con tutti gli amici per il ritardo negli ultimi aggiornamenti, dovuto a problemi tecnici informatici
(Tommaso Quirino)
La giornata comincia subito con la riapertura del pozzo Q13 e in breve siamo pronti a svelare cosa si trova all’interno della camera funeraria.
Sull’ingresso, nel riempimento, troviamo con sorpresa due blocchi di arenaria incisi con geroglifici e parte di una figura che impugna una mazza (forse il Faraone).
Appena oltre, si apre la camera sepolcrale, lunga e stretta, sufficiente appena per un sarcofago. E infatti eccolo! O meglio, quello che riamane del legno dipinto dopo il suo lungo permanere sotto la sabbia: le termiti, l’umidità e il tempo hanno già dissolto tutto. L’impronta del sarcofago è però ben visibile, disegnata nella sabbia, ma al solo sfiorarla va in frantumi. Resta solo lo scheletro e poche tracce del sudario che lo avvolgeva e delle resine usate per la mummificazione.
Lo spazio nella camera è veramente angusto, ma i nostri due operai lavorano con precisione e dedizione. Con fatica compiliamo le schede respirando l’aria densa, calda e grave di sudore. Sembra si tratti di una giovane donna ma solo domani, recuperate e osservate con attenzione tutte le ossa, sapremo ricostruire forse qualcosa di più della sua vita.
(Silvia Tomasini e Giovanna Bellandi)
Siamo al secondo giorno di lavoro e il campo di scavo è già in piena attività; oltre ai membri del nostro team ci sono poco più di cento operai, alcuni muratori (‘banna’ in egiziano), che stanno ricostruendo il grande muro di cinta, e altri uomini che si occupano della preparazione della ‘muna’, la malta prodotta con materiale organico necessaria agli stessi muratori.
In corrispondenza del cortile colonnato procede l’asportazione dei livelli al di sotto del piano del tempio: al momento sono stati rinvenuti pochi materiali, ma abbiamo riportato alla luce alcuni muri in mattoni crudi che sono serviti probabilmente per guidare la costruzione del tempio. Ma l’attenzione oggi si è spostata soprattutto alla riapertura del pozzo funerario collocato nel quadrato Q13. Questo era stato scavato parzialmente lo scorso anno ma non ultimato e oggi, dopo aver nuovamente svuotato dal riempimento di sabbia per una profondità di circa tre metri, siamo pronti a togliere i blocchi e i mattoni che sigillavano l’apertura di una camera funeraria! Ma vedremo domani cosa ci riserva questa sepoltura…
Un aspetto affascinante che contraddistingue il lavoro in Egitto è il rapporto che lega le diverse missioni archeologiche straniere. Ieri ad esempio abbiamo ricevuto la visita da parte di Zbigniew Szafranski, direttore della missione polacca presso il Tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, che ha portato i suoi auguri ad Angelo Sesana e a tutti i membri della missione italiana; oggi invece abbiamo fatto visita a Christian Leblanc, a Monique Nelson e alla missione francese che lavora sul sito del Ramesseum: i nostri ‘vicini di scavo’, legati da un particolare rapporto di amicizia al nostro direttore e al nostro team.
(Tommaso Quirino)
Dopo aver completato tutti i documenti necessari sia al Cairo che a Luxor abbiamo finalmente iniziato gli scavi. Un primo sopralluogo sul campo è già stato fatto ieri per aprire il magazzino, la cui porta viene murata con mattoni crudi tutti gli anni alla fine della missione, e per controllare che tutto fosse pronto e in ordine. Questa prima visita ci ha permesso anche di valutare con attenzione tutte le novità che stanno modificando lentamente la vita sulla riva occidentale del Nilo. Davanti al nostro campo di scavo sono in corso, infatti, imponenti lavori per regolare la presenza dell’acqua di falda, che mette in pericolo le fondamenta di molti monumenti: lunghe e profonde trincee, un’enorme cisterna in cemento armato accanto alla caffetteria, mezzi meccanici in movimento.
Oggi i lavori sono iniziati a ritmo ridotto con poco più di cinquanta operai, che hanno ripreso lo scavo del cortile colonnato e di uno dei pozzi funerari la cui indagine non era stata ultimata lo scorso anno. E’ ripresa anche la ricostruzione del grande muro di cinta del tempio, nella parte posteriore, al quale stanno lavorando alcuni muratori specializzati locali.
Domani aumenterà il numero degli operai a nostra disposizione. Non possiamo che sperare che l’attività, ormai a pieno regime, porti i primi interessanti ritrovamenti!
(Tommaso Quirino)