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Diario di scavo 13ª MISSIONE

13/01/11

foto aerea del campo di scavo

Ultimo giorno di lavoro.
Ci scusiamo innanzitutto per il prolungato silenzio degli ultimi giorni, ma, come sempre, verso il termine della missione il lavoro incalza. Oltre alle sei ore trascorse sul campo, molte altre attività ci attendono nel pomeriggio e spesso anche di sera fino a tarda ora, non lasciandoci il tempo per aggiornare le nostre note per chi ci segue dall’Italia: vengono ultimati i cataloghi dei materiali rinvenuti, sistemate le ultime fotografie, effettuati i controlli ai rilievi dei pozzi scavati e si prepara la relazione di fine missione per il Supreme Council of Antiquities.

il campo di scavo al termine della missine

Sembra ieri che abbiamo iniziato la 13ª missione. Il tempo è veramente volato. Oggi ognuno di noi ha tirato le fila del proprio lavoro. Si chiude il magazzino, i pozzi vengono riempiti, le porte murate. Ogni anno viviamo gli ultimi giorni indaffarati tra il lavoro da finire e la nostalgia crescente per quello che lasciamo. Anche i nostri operai vivono la stessa sensazione. Soprattutto quelli che lavorano con noi ormai da molti anni. All’inizio di ogni missione li ritroviamo, felici di vederci e di lavorare con noi. E ora che tutto volge al termine, percepiamo la loro tristezza, che è anche la nostra… E’ stato ultimato lo scavo della tomba A17, che, oltre a un’incredibile quantità di splendidi materiali, ci ha lasciato la grande soddisfazione di aver scoperto una tomba inesplorata del Medio Regno! Si è concluso lo scavo del pozzo G11, risultato invece pressoché privo di materiali, forse perché già violato in un recente passato. Anche nel pozzo L9b ormai tutto è stato rimosso, anche i pochi resti dei sarcofagi. I nostri operai ci hanno preparato alcune sorprese! Un ciondolo, un braccialetto, sono i piccoli segni tangibili del legame di amicizia che si è stretto tra di noi… ricambiamo con sciarpe per il freddo inverno egiziano, augurandoci, inshallah, che la prossima missione ci veda ancora tutti insieme!

foto di gruppo

Presto ci congederemo anche dagli amici dell’Hotel Amenophis, che ogni anno ci fanno sentire a casa e uniti in una grande famiglia, e ora è giunto il momento di congedarci dai nostri lettori, sperando di essere riusciti a portarvi un raggio del caldo sole egiziano e a trasmettervi almeno un po’ del nostro entusiasmo per ogni nuova scoperta. Vi aspettiamo tutti alla conferenza del mese prossimo, con la quale il direttore degli scavi, dott. Angelo Sesana, parlerà in dettaglio degli ottimi risultati di questa missione, anche di quelli che non abbiamo voluto svelarvi…

(Il team del CEFB)

 

08/01/11

l'interno del pozzo L9b

Ultima settimana di scavo. Il tempo stringe e mentre la stanchezza comincia a farsi sentire, ci rendiamo conto che abbiamo ancora molto lavoro da finire.
Mentre nella camera E della tomba A17 vengono recuperate le ultime sepolture di due bambini, sul campo restano ancora due pozzi aperti. Nel pozzo H13 non si è ancora giunti alla camera sepolcrale, ma questa volta non ci aspettiamo grandi sorprese, dato che si tratta di uno dei pozzi già segnalati da Petrie.
Invece fervono i lavori nella piccola camera di L9b, larga 1,70 e lunga 2,20 metri e altra poco più di un metro e mezzo. Qui ci starebbe a mala pena una persona, ma ci lavoriamo in tre, destreggiandoci tra due sarcofagi stretti fra loro e addossati alle pareti, e gli scheletri in essi contenuti. Si tratta di una donna e di un uomo di età avanzata, come sembrano mostrare le vertebre completamente fuse fra loro. Si osserva, si fotografa, si documenta, si recuperano le ossa, tutto con un buffo gioco di incastri di gambe e braccia. Ci colpisce la presenza, dopo tanto tempo, dei resti dai vivi colori delle bende stuccate e dipinte che avevano avvolto i loro corpi e della traccia, ben riconoscibile nella sabbia che riempiva la tomba, del sarcofago in legno.
Tutto si dissolve al solo tocco delle nostre dita, lasciando in noi la sensazione, nello stesso tempo affascinante e crudele, che nulla si conserverà di tutto questo se non nella nostra memoria.

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

05/01/11

il cortile colonnato del tempio

Dopo due settimane di intenso lavoro le opere di restauro conservativo del tempio hanno raggiunto un notevole progresso. Il perimetro del cortile colonnato è quasi ultimato con l’esecuzione di muri di contenimento, e l’opera di riempimento e livellamento fino alla prevista quota delle fondazioni ha raggiunto i tre quarti dell’intera superficie, che è di circa 1400 metri quadrati.
Contemporaneamente ai quasi cento operai addetti al riempimento, stanno lavorando tre squadre di “banna” (i muratori che costruiscono muri in mattoni crudi): una, sul lato nord, lavora per proteggere e conservare l’originario muro che circonda il cortile interno; una seconda squadra lavora sul grande muro di cinta che delimita il tempio di Amenhotep II dalla via processionale del Ramesseo; una terza sta procedendo al graduale completamento del muro di cinta ovest.
Mattone dopo mattone le tracce da noi portate in luce e così sottolineate, grazie a gesti antichi e sapienti dei nostri banna, rendono nuovamente comprensibile la struttura del tempio.

(Elio Negri)

 

03/01/11

Elisa al lavoro

Mentre il lavoro sul campo continua a ritmo frenetico, c’è un posto dove la calma e la meticolosità sono all’ordine del giorno: il banco del restauro. Molti dei reperti provenienti dallo scavo necessitano spesso di un primo intervento di conservazione per arrestare quel processo di degrado che si innesca al momento della scoperta. A destreggiarmi tra bisturi e pennelli, solventi e consolidanti quest’anno non sono sola, ho il piacere di collaborare con una giovane studentessa di restauro.
Operare tra gli svariati reperti che lo scavo propone non è affatto facile, in quanto i materiali a nostra disposizione sono limitati e le condizioni di lavoro non sono sempre favorevoli. Questo non basta certo a scoraggiarci e così affrontiamo la grande quantità di reperti provenienti dalla sepoltura A17. La superficie delle ceramiche viene subito pulita da terra e polvere con bisturi, pennelli e adeguati prodotti; si procede poi con il consolidamento, una fase particolarmente delicata, in quanto l’ingobbio che riveste la ceramica è spesso molto fragile.

Sara al lavoro

Anche il restauro è fatto di piccole scoperte: la continua sperimentazione sul campo ci ha infatti permesso di trovare una soluzione adeguata alla pulitura e al consolidamento degli intonaci dipinti trovati lo scorso anno. Queste bellissime pitture ci appaiono ora in tutto il loro splendore e osservando i tratti raffinati e il colore ancora vivo sembra quasi di poterle vedere all’interno della piccola cappella che decoravano. La grande varietà di reperti stimola ogni giorno la nostra capacità nel trovare soluzioni adeguate: è questa una delle parti interessanti del nostro lavoro. Chissà il nuovo giorno cosa porterà al banco del restauro...

(Elisa Solera, Sara Ceruti)

 

02/01/11

lo scavo all'interno della tomba A17

Si è ormai conclusa l’esplorazione della camera F della tomba A17. La rampa discendente che ci aveva creato grandi aspettative si è rivelata una nicchia laterale povera di reperti. Ma sulla destra si apre una nuova camera, che abbiamo chiamato E al momento della sua individuazione lo scorso anno: alla fioca luce delle lampade, strisciando all’interno del ristretto spazio rimasto libero dai detriti lasciati da periodiche infiltrazioni d’acqua, avevamo stimato un’estensione di circa sei metri di lunghezza per tre di larghezza. Una squadra di operai inizia a svuotare questo ambiente: lentamente, tra l’aria densa di polvere, sottile come borotalco, emerge vasellame di splendida fattura pressoché integro. Al di sotto, una serie di deposizioni funerarie, l’una accanto all’altra in perfetto ordine, disturbate solo dall’acqua, che con il suo periodico ingresso ne ha scomposto la posizione. Piccoli vasi, amuleti, braccialetti e collane di perline erano probabilmente il loro corredo. Deposti tra le ossa scomposte del sesto scheletro emergono lentamente, grazie al paziente lavoro dei nostri operai, un vasetto rosso in ceramica di fine fattura, e altri tre in alabastro di superba lavorazione. Da ultimo, tra le braccia del defunto, compare un oggetto in metallo straordinariamente conservato...
Purtroppo il tempo a nostra disposizione finisce in fretta e dobbiamo rimandare a domani il momento di riportarlo alla luce del sole. Ma in fondo cos’è un giorno di attesa di fronte ai millenni che hanno celato tale bellezza agli occhi del mondo?

(Giovanna Bellandi, Enrico Croce)

 

01/01/11

il campo di scavo di prima mattina

Un carissimo augurio di Buon Anno a tutti i soci e gli amici del CEFB!

Oggi, per noi, è un giorno di lavoro come tutti gli altri: la festa della notte dell’ultimo dell’anno, trascorsa insieme ai colleghi e amici francesi ed egiziani, è ormai scivolata via, come l’ultimo bicchiere di spumante per il brindisi… Purtroppo scompare ben presto anche il clima della festa, alla notizia del terribile attentato di Alessandria. Ma il lavoro deve continuare, non senza un pensiero di solidarietà verso le persone che hanno perso la vita in questo orribile evento.

Sul campo viene innanzitutto completata e archiviata la documentazione dei due pozzi il cui scavo è appena terminato senza dare i risultati auspicati, G9 e F10. Nessuno dei due, infatti, ha restituito materiale di particolare pregio, ma nemmeno informazioni utili a ricostruire la storia di coloro che vi furono sepolti.
Il tempo rimanente per la missione, tuttavia, ci permette di affrontare lo scavo di altri due pozzi funerari, nelle aree G11 e L9. Da quest’ultimo, che chiameremo L9b per distinguerlo da quello già scavato in questa campagna nella medesima area, cominciano a venire alla luce, fin dalla parte più superficiale del riempimento, alcuni reperti di notevole interesse e di ottima fattura: alcuni vasi integri o in frammenti ricomponibili, una splendida lucerna di epoca molto tarda. Speriamo che, almeno in questo caso, alle buone premesse facciano seguito anche i migliori risultati. G11 non è da meno, ma la presenza di decine di perline tubolari e di numerosi piccoli ushabti in faiance sparsi per il riempimento, scavato ormai fino a oltre 3 metri dal piano del Tempio, lasciano ipotizzare che anche questa tomba sia stata violata in antico.
Ma come sempre lo scavo richiede tempo e pazienza e dovremo aspettare ancora qualche giorno per scoprire cosa si nasconde nelle profonde camere di queste nuove sepolture.

(Tommaso Quirino)

 

30/12/10

il disegno dei reperti

Vento. Oggi c’è vento. La sabbia si sposta dai tavoli con uno straccio e ritorna. I numeri degli oggetti catalogati attendono in ordine. Un segno e via, un altro disegno è fatto. Ogni vaso, ogni coccio riposa ora in scatole, ben riposto, dopo aver trascorso centinaia di anni nella sabbia, nascosto e forse protetto, ma dimenticato. Ogni coccio passato di mano in mano, prima anonimo, ora con un numero, una descrizione, una foto, un disegno. Adesso testimone di una storia passata, e in gran parte sconosciuta. Dei turisti italiani, fuori dal campo ci guardano: “Hanno dei cocci in mano, li stanno studiando; è proprio una passione...”.

(Lucia Zito)

 

29/12/10

le ossa provenienti dal pozzo G9

Lo scavo del pozzo G9 è terminato. La moltitudine di ossa umane restituite dalla piccola camera sepolcrale giacciono nello spazio a loro destinato nel settore catalogazione. Gli operai che in questi giorni hanno faticosamente svuotato il camino e l’angusta camera sepolcrale, sono ora pronti per un altro incarico. È strano che in uno spazio così ristretto (2,5 x 2,5 m circa) fossero presenti così numerose sepolture: a una prima stima infatti si contano almeno otto corpi di adulti, a cui si aggiungono i resti di un bambino, rinvenuti all’interno di una piccola fossa sul fondo della camera.
Quel che resta del corredo di queste sepolture si riduce a qualche frammento ceramico e a una sessantina di piccoli ushabti, i preziosi servitori del defunto nell’Aldilà. La manifattura grossolana e le piccole dimensioni ci portano a supporre che si tratti di una sepoltura databile a un periodo appena successivo all’abbandono del tempio.
Contrariamente alle nostre migliori speranze, anche il pozzo F10 si è rivelato povero di reperti: solo qualche ushabti e pochi frammenti ceramici. Ma in questo caso scarsissimi sono i resti di ossa, forse finite nel pozzo G9 divenuto un deposito delle sepolture violate. Nella camera vuota resta a farci compagnia solo un piccolo geco…

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

28/12/10

il tavolo della catalogazione

Il lavoro di catalogazione, che segue a ritmo sostenuto l’attività di scavo, si concentra quest’anno in modo particolare sui reperti provenienti dai contesti funerari già aperti lo scorso anno. E’ soprattutto la tomba A17 che ancora una volta restituisce semplici e raffinate ceramiche anteriori al Nuovo Regno e quindi al momento della costruzione del Tempio. Dalla sabbia tuttavia non emergono soltanto vasi, ma anche piccoli amuleti in pietra e faiance, frammenti di sarcofagi, ushabti.
Non tutti i reperti sono integri e taluni richiedono un paziente lavoro di ricomposizione, che consenta di documentare la forma originaria per poter quindi datare l’oggetto e il contesto in cui è stato ritrovato. Successivamente viene compilata una scheda descrittiva con tutti gli elementi necessari allo studio che verrà completato in Italia.
Molti ci chiedono dove finiscono i reperti da noi ritrovati: in parte vengono riposti nel magazzino presente sull’area di scavo, ma gli oggetti meglio conservati e più significativi vengono consegnati alle autorità egiziane, perché vengano collocati nel magazzino centrale delle Antichità. Chissà che un giorno non si possa vedere uno dei nostri reperti esposto in uno degli splendidi musei già esistenti o in fase di realizzazione qui in Egitto.

(Maurizio Cavaciocchi, Maria Luisa Mesiano)

 

27/12/10

l'inizio dello scavo nel pozzo F10

Vi starete chiedendo verso quali nuove scoperte si sono imbattuti i protagonisti delle sventure del pozzo L9. Oggi il pozzo è stato definitivamente chiuso. Appena in tempo! Durante la notte dei piccoli blocchi dal soffitto hanno ceduto, frantumando quel che rimaneva delle mummie accatastate al centro della camera.
Le squadre che lavoravano nel pozzo abbandonato si sono quindi divise sul campo nello scavo di due nuovi pozzi: G9 e F10.Dopo le preliminari operazioni di svuotamento del camino dei due pozzi, si è già raggiunta la camera funeraria. Purtroppo G9 si è rivelata immediatamente una sepoltura violata: secchi di ossa umane e ceramica in frantumi sono arrivate al tavolo della catalogazione pronti per essere analizzati. Tra i detriti di riempimento anche mattoni crudi con impresso il cartiglio di Amenhotep II. Nonostante la prima delusione, il pozzo si è rivelato comunque interessante per la sua stessa struttura: data la scarsa profondità del camino la camera è infatti tagliata direttamente nel ghebel (il conglomerato compatto presente al piede della montagna) e ci permette di capire come è stata realizzata e di cogliere, impressi nella roccia, i gesti di chi l’ha scavata.
Nel pozzo F10 solo oggi si è raggiunta la camera sepolcrale. Grandi aspettative suscita in noi questa tomba: nel riempimento del camino, infatti, a differenza del pozzo G9, vi sono scarsi resti di ossa umane e frammenti ceramici e quindi buone sono le probabilità di trovare intatta la sepoltura. Ma le ombre della sera calano e bisogna attendere domani.

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

25/12/10

la chiesa francescana di Luxor

Natale a Luxor. Sembra difficile ritrovare quaggiù il clima natalizio. Ci aiutano i nostri amici dell’albergo Amenophis che addobbano la sala dove ceniamo con stelle filanti, palloncini, luci colorate e persino un albero di Natale. E ugualmente, per le strade di Luxor, troviamo luci, stelle e scritte colorate ‘Merry Christmas’: un piccolo modo per far sentire a casa i turisti e gli ospiti stranieri.
Ma c’è un luogo a Luxor dove il Natale riacquista il suo vero significato. È la piccola chiesetta dei frati francescani, poco distante dal Tempio di Luxor, accanto allo stesso convento dove cent’anni fa Francesco Ballerini sostò più volte durante le missioni archeologiche dirette da Ernesto Schiaparelli. I frati celebrano la messa in diverse lingue: il vangelo viene letto in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, talvolta in polacco, e si canta in arabo. E mentre dalla moschea vicina risuona l’altoparlante con la voce del muezzin che ci dice ‘Allah è grande’, noi speriamo che questo Natale, vissuto in modo tanto particolare, porti pace e fratellanza tra tutti i popoli del mondo… e qui non ci sembra tanto impossibile.

(Giovanna Bellandi)

BUON NATALE A TUTTI VOI DAL TEAM DEL CEFB

…E che il Bambino Redentore dia a voi tutti l’abbondanza di ogni benedizione e di ogni grazia…
(Francesco Ballerini, 1903)

 

24/12/10

il viale delle sfingi

Oggi è venerdì, il giorno di riposo. Ne abbiamo approfittato quindi per fare una passeggiata alla scoperta delle novità che abbiamo trovato a Luxor al nostro arrivo. Negli ultimi anni, infatti, la città e i suoi dintorni hanno subito notevoli cambiamenti, che si susseguono con sempre maggiore rapidità, rendendo di volta in volta alcuni scorci quasi irriconoscibili. In queste poche righe – al posto della relazione della giornata di scavo – vorrei riassumere brevemente, per chi l’ha già visitata e per chi ha intenzione di farlo, qual è la Luxor di oggi.
Il lavoro più imponente in città è sicuramente lo scavo del viale delle sfingi che unisce il Tempio di Luxor a quello di Karnak. L’enorme cantiere è ormai quasi ultimato e questa mattina abbiamo potuto percorrerlo per tutta la sua lunghezza: molte sfingi sono state restaurate e riposizionate sui loro basamenti, in alcuni casi è stato ricollocato solo il basamento, rimangono pochi tratti ancora coperti per permettere il passaggio delle strade perpendicolari al viale e parte dell’antica superficie stradale in blocchi di arenaria è stata riportata alla luce o ricreata. La giornata non era molto tersa, in molti tratti il viale rimane fiancheggiato da case in rovina, abbattute per lasciargli spazio, ma poter volgere lo sguardo da un tempio all’altro attraverso la lunga fila di statue trasmette certamente notevole emozione.
veduta notturna della montagna tebana Di ritorno dopo aver visitato Karnak abbiamo potuto scorgere parzialmente, dal minibus di linea, anche il cantiere in corso sulla corniche, il lungo Nilo, a nord dell’attracco per i traghetti. Qui la circolazione è stata interrotta e alcuni edifici sono stati abbattuti poiché è in progetto un’area interamente pedonale. Non si può dire nulla di più, in questo caso, ma solo aspettare di vedere cosa troveremo il prossimo anno al posto delle strade e dei negozi a cui ci eravamo ormai abituati.

Sulla riva ovest del Nilo, infine, sulla strada verso casa e ormai dopo il tramonto, ci siamo fermati a fotografare la montagna tebana. Ebbene sì, una foto in notturna, poiché da quest’anno la cima non è più rischiarata dalla luna, ma da quasi mille riflettori che la illuminano come se fosse un monumento all’interno di un museo. E interrompono l’illuminazione diffusa sull’altura decine di luci decisamente più fredde e intense, collocate all’interno delle tombe dei nobili. Lascio al lettore il giudizio su queste stelle artificiali che rischiarano la notte della vigilia di Natale.

(Tommaso Quirino)

 

23/12/10

gli operai nel pozzo in L9

Talvolta le nostre più fervide aspettative vengono infrante da eventi esterni alla nostra volontà… E’ la delusione che abbiamo provato oggi nel constatare la necessità di sospendere lo scavo del pozzo L9, dal quale ci aspettavamo grandi scoperte! Oggi sembrava che tutto procedesse al meglio: due nuovi sarcofagi e un occhio in pasta vitrea ci spingono ad allargare lo scavo oltre i limiti raggiunti. Purtroppo ci rendiamo conto ben presto che questo determina una grave instabilità del soffitto della camera: la sabbia scivola dalle pareti ad ogni passaggio della cazzuola, le dimensioni dell’ambiente interno aumentano, così come il pericolo che dall’alto si stacchino grossi blocchi di conglomerato.
Il tempo passato qua sotto ci ha creato delle aspettative, che sicuramente non sarebbero andate deluse, ma il timore che questo metta a repentaglio la sicurezza nostra e dei nostri operai è troppo alto. Con tristezza documentiamo quanto già messo in luce nel più breve tempo possibile. Non è stato però il nostro un lavoro inutile: due sepolture intatte ci hanno raccontato la loro storia, attraverso quello che si è conservato. Non solo ossa, legno e bende, ma anche piccoli amuleti, una splendida giara, che, dopo il paziente lavoro di ricomposizione dei numerosi frammenti, ci è apparsa decorata con un raffinato motivo floreale, e una tavola d’offerta in calcare, integra.
Alla fine di questa giornata, il rammarico non è solo nostro ma anche dei nostri operai, che delusi risalgono la lunga scala, che non porta solo verso la luce del sole, ma anche verso la speranza di nuove scoperte.

(Giovanna Bellandi, Lorenzo Castellano, Silvia Tomasini)

 

22/12/10

lo scavo del sarcofago in L9

Come anticipato, un’altra sepoltura è stata riaperta quest’anno: il pozzo L9. Per chi non ci ha seguito la scorsa missione, si tratta di una grande camera a oltre cinque metri di profondità, a cui si accede tramite due pozzi. Le dimensioni al suo interno appaiono davvero impressionanti: servono tre squadre di operai per procedere lentamente allo svuotamento dalla sabbia e dai blocchi di conglomerato caduti dal soffitto. Proprio il pericolo di nuovi crolli ha reso necessaria la messa in sicurezza mediante l’utilizzo di puntelli estensibili.
Nonostante tutte queste difficoltà le scoperte non tardano ad arrivare: proprio accanto al sarcofago trovato lo scorso anno, nell’angolo nord-ovest della camera, ne compare uno nuovo, e buoni indizi ci fanno supporre che poco oltre ve ne siano altri. Il legno stuccato e dorato del sarcofago emerge dalla sabbia, illuminato dalle deboli luci delle lampade e accompagnato dall’entusiasmo dei nostri operai che partecipano all’emozione di questa scoperta. Tutto purtroppo si è dissolto: ci rendiamo conto che del sarcofago resta solo l’impronta nella sabbia, ma si colgono ancora le labili tracce dello splendore che doveva accompagnarlo. Tra le ossa frantumate, ancora strette dentro le bende bitumate, troviamo i piccoli amuleti di quella che poteva essere una collana e che dovevano accompagnare il defunto nell’eternità!
Non ci resta che attendere la scoperta dei nuovi sarcofagi, sperando che in questo caso lo scorrere del tempo sia stato meno impietoso.

(Giovanna Bellandi, Lorenzo Castellano, Silvia Tomasini)

 

21/12/10

Enrico Croce al lavoro in A17

Dietro l’ingresso chiuso da una porta in ferro costruita lo scorso anno, la tomba A17 ha atteso un anno di essere nuovamente visitata, forse per la prima volta, dopo tanti secoli.
La tomba si era già rivelata - durante lo scavo della scorsa missione - molto ricca di materiali ceramici, integri o in frammenti, anche di grandi dimensioni, che accompagnavano i resti scheletrici di numerosi defunti, qui deposti in tempi e modi differenti. Le ossa umane, disturbate dalle infiltrazioni d’acqua sono nella maggior parte dei casi confuse tra la sabbia che riempie il corridoio e l’accesso alle due camere di cui intravediamo l’ingresso, ma in alcuni casi i corpi deposti conservano ancora la loro posizione originaria. È il caso dello scheletro emerso proprio in questi giorni, forse di una donna, adagiata in posizione prona sopra una quarantina di splendidi vasetti miniaturistici integri! Con pazienza, aiutati dai nostri operai, dopo aver messo in luce le ossa e averle accuratamente documentate, le rimuoviamo, e solo allora abbiamo l’idea precisa di quale ricchezza di piccoli oggetti ceramici accompagnassero questa sepoltura: vasi in miniatura alti solo pochi centimetri, piattini e scodelle emisferiche, vasi con beccuccio, coppe di una incredibile raffinatezza.

Rais Ali con uno dei vasi provenienti da A17

Dopo averli documentati con diverse planimetrie, i vasetti vengono numerati e consolidati per poterli rimuovere senza danneggiarli.
Ma le sorprese che riserva questa sepoltura non sono finite! Rimossi i reperti, infatti, appare l’inizio di quella che sembra essere una rampa discendente verso l’accesso di un’altra camera, opposta a quella già individuata lo scorso anno.

(Giovanna Bellandi)

 

19/12/10

operai al lavoro

Siamo al secondo giorno di lavoro e la sensazione è quella di non essere mai partiti da qua. Il campo di scavo è infatti in piena attività, con quasi un centinaio di operai e cinque muratori all’opera per proseguire il restauro dei muri in mattoni crudi, tutti coordinati dal nostro Rais Ali Farouk. Prosegue lo scavo delle due tombe, così come il riempimento del cortile colonnato con terreno di riporto, per ripristinare il piano originario del tempio e mettere in sicurezza le strutture conservate. La giornata è dunque scandita da un lento e continuo movimento di secchi colmi di sabbia e, fra qualche giorno, saranno certamente visibili i primi risultati.
La notizia dell’inizio del nostro cantiere, poi, comincia a diffondersi per le strade di Tebe ovest, e si registrano le prime visite al nostro scavo da parte dei team di varie nazionalità che stanno attualmente lavorando in altri siti della zona. Da poco si è conclusa la missione spagnolo-egiziana presso il Tempio di Tuthmosis III, situato poco a nord di quello di Amenhotep II, ma molte altre missioni stanno proseguendo le loro ricerche in questo piccolo angolo di Egitto che ancora nasconde molte ricchezze. Così oggi si sono susseguite le visite di varie delegazioni della missione francese che lavora al Ramesseum, tra cui quella del direttore Christian Leblanc, e di alcuni membri del team dell’Arizona University, che lavora presso il tempio di Tauseret sotto la direzione di Richard Wilkinson.
Rimaniamo però ancora in attesa delle prime vere e proprie scoperte, anche se già alcuni indizi fanno ben sperare in qualche buona notizia già nei prossimi giorni.

(Tommaso Quirino)

 

18/12/10

la montagna tebana

Oggi, dopo tanta attesa, è finalmente ripresa la 13ª campagna di scavo presso il Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II. Nei giorni scorsi sono stati completati tutti i documenti necessari presso gli uffici del Supreme Council of Antiquities, al Cairo e a Luxor, e tutto sta procedendo per il meglio.
Come tutti gli anni il primo giorno di lavoro si svolge a forze ridotte: poco più di 60 operai per ripristinare il campo di scavo, aprire il magazzino e rendere nuovamente operative le aree dedicate alla catalogazione e al restauro. Ma c'è stato il tempo anche per riaprire i due contesti nei quali si concentrerà il lavoro di quest'anno: il pozzo funerario con grande camera ipogea nel quadrato L9, attribuibile per il momento al Terzo Periodo Intermedio, e la tomba, antecedente al tempio, con ingresso nel quadrato A17.
Il lavoro di quest'anno sarà certamente minore degli anni passati, poichè i resti del tempio sono stati ormai riportati alla luce per intero, ma siamo fiduciosi che questi contesti funerari possano dare nuove e notevoli soddisfazioni.
tramonto sul tempio Con l'arrivo dell'architetto Negri, infine, potrà riprendere anche il progetto di restauro del muro di cinta e del cortile colonnato, un'altra opera molto impegnativa finalizzata a ridare la giusta importanza a questo tempio.

In questo primo giorno - e nella terra in cui ha lasciato un segno così importante - vorrei ricordare ancora una volta Francesco Ballerini, poichè tra poco si chiuderà l'anno che ha segnato il centenario della sua scomparsa, ampiamente celebrato dal team del CEFB. Certi che in futuro questo straordinario personaggio dell'egittologia italiana non sarà più dimenticato, ci accingiamo dunque a proseguire il suo lavoro, sperando di ottenere gli stessi splendidi risultati e mettendoci certamente la medesima dedizione.

(Tommaso Quirino)