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Diario di scavo 14ª MISSIONE

12/01/12

il cortile colonnato del tempio

Eccoci come ogni anno alla chiusura della missione di scavo. Le emozioni si accavallano velocemente: le preoccupazioni per il lavoro che concludiamo e per quello che lasciamo alla prossima missione, la soddisfazione per i risultati della campagna appena conclusa, la tristezza per il tempo che è scivolato via veloce come sabbia tra le dita, la voglia di tornare a casa per raccontare le esperienze vissute...
Tiriamo le somme: la tomba nel settore F23, dopo averci fatto tanto discutere sul materiale in cui erano realizzati i due sarcofagi contenenti i resti di due giovani donne, è stata riempita; il pozzo L13, vuotata la camera A e iniziata l’indagine nella camera B, è stato chiuso con una grata di ferro, in attesa che di concluderne lo scavo la prossima stagione. Si danno gli ultimi ritocchi al pilone e ai muri in restauro, si stende la sabbia sul campo ripulito. E poi è l’ora di murare il magazzino: è un momento che ci emoziona sempre, perché è il segno tangibile che è tempo di tornare a casa. Da ora inizia il conto alla rovescia, in attesa di una nuova campagna di scavo! Inshallah...

(Giovanna Bellandi)

Un saluto a tutti dall’Egitto e arrivederci al prossimo anno!

(Angelo Sesana e il team del CEFB)

 

10/01/12

il tavolo della catalogazione

Al tavolo della catalogazione la giornata scorreva abbastanza tranquillamente con la ricomposizione di una serie di ceramiche recuperate in frammenti, quando improvvisamente, dal pozzo L13, che sembrava non dovesse più riservare altre sorprese, ci avvertono di un nuovo ritrovamento: una serie di piccoli amuleti in faience e un’enorme quantità di raffinate perline azzurre vengono portate al nostro tavolo.
Inizia così un nuovo lavoro di catalogazione: apriamo i vari sacchetti che l’archeologo ha riempito secondo un preciso ordine, da lui stabilito all’interno della tomba per poter posizionare in pianta i rinvenimenti, e disponiamo i piccoli e fragili oggetti sul nostro piano di lavoro. Gli amuleti appaiono di fattura piuttosto rozza, hanno una dimensione di poco meno di dieci centimetri e, alcuni di essi, rappresentano chiaramente il profilo delle figure che si trovano anche sui vasi canopi, tuttavia il loro aspetto molto stilizzato non sempre ne permette l’immediata attribuzione. Tra di noi si discute per stabilire l’identità dei quattro figli di Horus che, insieme ad uno scarabeo alato, un tempo ornavano la mummia sepolta nel pozzo L13: nessun dubbio per gli amuleti a testa umana e di canide, facilmente riconoscibili, mentre è più difficile capire quali dei rimanenti rappresenti un falco e quali un babbuino.
Ma è tempo ormai di riporre nel magazzino tutte le scatole con i nostri reperti, in attesa di riprendere domani il nostro lavoro.

(Maurizio Cavaciocchi, Maria Luisa Mesiano)

 

07/01/12

le riprese

Tornare indietro nel tempo alla fine dell’Ottocento: è quello che è accaduto oggi nel nostro tempio! Una troupe televisiva inglese (BBC4), con la direzione di Chris Naunton, direttore della londinese Egypt Exploration Society, sta preparando un film documentario sulla vita dell’archeologo inglese Sir M. W. Flinders Petrie, che condusse scavi e ricerche proprio sul sito del nostro tempio nel 1896. Li abbiamo incontrati per caso venerdì, nostro giorno di pausa, sulle tracce di Petrie e dei suo scavi a Qift, città di origine della famiglia del nostro Rais che ci ha accompagnato a visitarla. Da lì è nata l’idea di invitarli a girare le riprese nel nostro tempio, proprio durante le normali attività di scavo.
Eccoci quindi calati sul set televisivo! I nostri operai, incitati dal Rais Ali, interpretano come veri attori la scoperta di antichi reperti, mentre il nostro direttore passeggia con Chris raccontandogli le ricerche di Petrie nel tempio di Amenhotep II. Per un po’ ci sentiamo osservati dalla lente della cinepresa che documenta il nostro lavoro discretamente, mentre la “giraffa” (il microfono da ripresa cinematografica) ci ascolta dall’alto. Aspettiamo ansiosi l’uscita del film!!!

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

05/01/12

il secondo pilone

In questi giorni, parallelamente allo scavo dei pozzi, sono proseguiti i lavori di restauro conservativo dei muri del tempio: il ritmo lento ma costante dei nostri banna ha finalmente prodotto risultati ben visibili. Come già anticipato, è stato completato, messo in sicurezza e restaurato il muro laterale sud del tempio. Ma non solo! Con grande soddisfazione, a tutt’oggi, si sono raggiunti gli obiettivi prefissati nel programma di lavoro stilato e analizzato in ogni dettaglio prima della partenza dall’Italia.
È stato innanzitutto ultimato il restauro delle cappelline funerarie all’interno del cortile colonnato, che ha permesso, di conseguenza, di completare il livellamento del piano di fondazione del cortile stesso. Ora solo il pozzo L13, ancora in corso di scavo, impedisce la completa e definitiva visione del cortile. È attualmente in corso il lavoro preliminare di consolidamento e conservazione della rampa che collega il secondo cortile con quello interno, a peristilio. Infine, anche il secondo pilone, la cui presenza era testimoniata solo da scarse tracce rilevate alcuni anni or sono, ha raggiunto ora un stato piuttosto avanzato di restauro conservativo, tanto da permettere una più facile e immediata lettura architettonica della struttura.
Ma una delle mie più grandi soddisfazioni della quattordicesima missione di scavo è l’aver trovato un bravo ed efficiente ‘dragomanno’! Il suo nome è Badawi e, grazie alla perfetta comprensione della lingua italiana, mi ha permesso di comunicare con maggior precisione e rapidità gli ordini ai banna e agli altri operai impegnati nei lavori di restauro.

(Elio Negri)

 

03/01/12

la sepoltura in nicchia in F23

Come ci aspettavamo, nella prima delle due camere del pozzo L13, il sarcofago messo in luce nei giorni scorsi era vuoto: le ossa umane, trovate frammiste a quelle animali, ci avevano già fatto sospettare che qualcuno in passato avesse visitato la camera. Parallelo al primo sarcofago però altre due sepolture occupano completamente lo spazio restante: è ben visibile la traccia nella sabbia di un sarcofago di forma rettangolare in legno e all’interno l’impronta antropoide di stucco dipinto. Uno dei due però non conserva nulla dei resti umani al suo interno, mentre l’altro ha custodito fino a oggi i resti di un bambino di circa dieci anni. Ma la scoperta che più ci incuriosisce è quella delle ossa di un piccolo mammifero (probabilmente un gatto) che presenta lo stesso trattamento dei resti umani: le tracce di stucco dipinto sono infatti ben evidenti lungo i resti scheletrici, stretti e allungati come se fossero stati fasciati da un bendaggio.
Vi avevamo lasciato con dubbio sulla sepoltura in corso di scavo nel quadrato F23. La situazione si è in parte chiarita: la nicchia che avevamo individuato precedentemente si è rivelata essere una sepoltura a tutti gli effetti. Al suo interno, un sarcofago ligneo con tracce dello stucco che lo rivestiva copre i resti del defunto, di cui intravediamo per ora solo il cranio. L’attenta pulitura permette di riconoscere il nemes, la collana dipinta in colori ancora vivaci, e poche tracce della decorazione sottostante. Con grande speranza, ci auguriamo di trovare sullo scheletro ancora qualche amuleto.

(Giovanna Bellandi, Anna Consonni)

 

31/12/11

lo scavo nel pozzo L13

Abbiamo ormai concluso il lavoro nel pozzo M10: la piccola camera aveva conservato solo le tracce di due piccole scatolette di ushabti poco curati e l’impronta di un sarcofago dagli evanescenti colori, con rare tracce dell’iscrizione in geroglifico. Rilevata e disegnata la pianta della struttura, ci spostiamo in F23 per iniziare l’indagine di quello che dovrebbe essere un altro pozzo funerario. In realtà la situazione sembra più articolata di quello che ci si aspettava: non un semplice camino che si apre sulla camera funeraria, bensì una serie di muri e una nicchia che cercheremo di comprendere meglio proseguendo lo scavo.
Nel pozzo L13, invece, i lavori non si sono mai interrotti: siamo ormai ad oltre 6 metri di profondità e lo spazio interno alla camera, liberato dai blocchi di conglomerato che sono caduti dal soffitto e dalla sabbia scesa dalle pareti, si rivela giorno per giorno sempre più grande. Anche la squadra degli operai è aumentata: siamo in cinque, curvi sotto il basso soffitto, soffocati dal caldo umido che ristagna nella camera.
Benché il lavoro proceda a rilento, le scoperte non mancano! Il ritrovamento di due piccole sepolture di bambini, accompagnati da una scatoletta di ushabti e da una serie di raffinati vasetti integri, ci risolleva dalla fatica dello scomodo lavoro. Numerosissime sono ancora le ossa, soprattutto di animali, che riemergono rimescolate al terreno che copre il fondo della camera. Ma appena sotto, già intravediamo l’impronta del fondo di un sarcofago, molto probabilmente già vuoto.

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

29/12/11

la disegnatrice al lavoro

Buongiorno! Buongiorno tavolo con polvere fine del deserto. Buongiorno matita e gomma, foglio e squadra, calibro e metro. Ma soprattutto, buongiorno a te reperto, ricomposto dalle abili mani e dall’occhio esperto delle archeologhe. Tanti piccoli pezzi mischiati ad altri innumerevoli anonimi pezzi, che come in un magico puzzle, da un “pezzo qualunque”, diventi parte di un vaso, di un piatto, di una giara. E a me spetta l’onore di toccarti, misurarti, disegnarti in questa nuova, ma in fin dei conti, antica, originale e ritrovata forma.

(Lucia Zito)

 

27/12/11

la scoperta dei canopi

Oggi la giornata comincia con il “cambio” degli operai. Per far lavorare più persone, in questo momento di crisi anche per l’Egitto, il nostro rais ha trovato un’originale soluzione: dopo una settimana di lavoro, la maggior parte degli operai viene sostituita con nuove forze, tranne i mastarin che lavorano nei pozzi, i banna e il personale più fidato.
Dopo questo inizio un po’ movimentato tutto sembra tornare alla normalità; ma non nel pozzo H13. Nella camera, il cui scavo era cominciato nei giorni scorsi, erano già state scoperte due cassette di ushabti: un gruppo in faience più curato e uno in argilla cruda di fattura più grossolana. Ad un tratto una certa agitazione si percepisce tra gli operai che lavorano al pozzo. Vengono subito chiamati il nostro Direttore e l’ispettore, chiaro segnale di un’eccezionale scoperta!
Dalla sabbia, inaspettatamente, spuntano a poco a poco le orecchie attente di uno sciacallo, il simpatico muso di un babbuino, il sorriso di un volto umano e il becco di un falco; le cassette si rivelano essere due, contenenti ciascuna due serie complete di quattro canopi. Chi aveva precedentemente violato la camera si era lasciato sfuggire questo tesoro! Il mastarin con grande abilità riesce a portare alla luce quello che resta delle due cassette di legno dipinto, con le poche e labili tracce della decorazione. Contrariamente al solito, riusciamo a percepirne l’intero volume.
Grazie alla disponibilità dell’ispettore prolunghiamo la giornata di lavoro per poter concludere le operazioni di scavo, documentazione e rimozione dei canopi. Riusciamo a scattare solo qualche fotografia prima che i canopi vengano messi al sicuro nel magazzino, ma ci è sufficiente uno sguardo per avere un’altra sorpresa! Siete curiosi? Vi aspettiamo alla conferenza riassuntiva della 14a missione di scavo per conoscere questo segreto. Questa giornata ricca di novità si festeggia con i nostri più fidati operai che ricevono una lauta mancia!

(Giovanna Bellandi, Anna Consonni)

 

26/12/11

muratori al lavoro

Contemporaneamente agli scavi sono iniziati, fin dal primo giorno, anche i lavori di restauro conservativo delle strutture del tempio. Si è proceduto innanzitutto con la rifinitura del cortile colonnato, poiché lo scorso anno non era stato ultimato il livellamento del piano. Altre due squadre di muratori (banna), invece, hanno dato inizio al lavoro di protezione e di ricostruzione del muro in mattoni crudi che attorniava il cortile colonnato, parallelo al muro di arenaria, sul lato sud del tempio.
Ma l’opera più importante di quest’anno, la ricostruzione del secondo pilone, è stata avviata solo ieri. Si è proceduto in un primo tempo con la ripulitura dei resti ancora conservati delle strutture in mattoni crudi; successivamente sono stati verificati gli allineamenti dei lati del pilone e delle relative pendenze; infine sono state tracciate le linee guida che i muratori devono seguire per la ricostruzione.
Queste attività descritte in poche righe comportano gran movimento sul campo di scavo, poiché i cinque muratori devono ricevere in continuazione i mattoni e il legante, che viene prodotto senza sosta. Ma dopo qualche ora di lavoro il pilone sta già lentamente riprendendo forma, lasciando immaginare come potrà apparire a lavoro ultimato, ma anche come doveva essere imponente all’epoca di Amenhotep II.

(Elio Negri)

 

25/12/11

auguri

Natale. Per noi, come sempre quaggiù, è un giorno di lavoro. È veramente singolare sentire i nostri operai che ci accolgono sul campo con le più strane versioni di auguri: “happy new Chricmas”! Certamente nelle loro menti regna un po’ di confusione sulle nostre tradizioni! Sorridiamo e condividiamo con loro cioccolata e caramelle, perché per tutti noi sia Natale.
A metà giornata veniamo onorati della visita di alcune delle più alte autorità dell’Egittologia egiziana: Mohamed el-Bialy, direttore delle zone archeologiche dell’Alto Egitto (da Beni Suef ad Abu Simbel), Mansur el-Boraik, direttore delle aree archeologiche pertinenti la zona di Luxor, e Mohamed Abd el-Aziz, direttore di Tebe Ovest, con diversi ispettori della zona. Il nostro direttore, prof. Angelo Sesana, illustra loro i lavori che si sono effettuati e quelli in corso. I visitatori apprezzano la visita e promettono di passare nuovamente, forse anche prima del termine della missione.

(Il Team del CEFB)

 

24/12/11

lo scavo in L13

Nel pozzo M10, anche se con poca speranza, si entra finalmente nella camera. Rimosso il riempimento, costituito in parte dai mattoni crudi che dovevano un tempo sigillarne l’ingresso, si riconosce l’impronta nella sabbia di quello che potrebbe essere un sarcofago. La camera è piccola, lo spazio poco e la possibilità di danneggiare quello che può essere rimasto sepolto nella sabbia è alto. Il nostro rais decide così di portare all’interno tre assi di legno. Queste permettono al nostro mastarìn, essendo leggermente sopraelevate, di non rovinare eventuali reperti. Il lavoro è molto faticoso e scomodo, ma la sua abilità viene presto ripagata dalla scoperta dei resti del sarcofago con tracce di stucco dipinto e degli ushabti riuniti insieme in un angolo, laddove un tempo c’era la cassetta che li conteneva.
Anche in L13 si è ormai raggiunta la camera: un grande ambiente scavato nel conglomerato e nella sabbia a sei metri di profondità dall’ingresso del camino. Un cono di detriti si è riversato nella camera e con pazienza rimuoviamo la terra mista a una grandissima quantità di ossa animali e umane. La squadra è aumentata numericamente: siamo ora in quattro e da domani saremo in cinque perché il lavoro è davvero tanto! E cominciamo anche a trovare dei reperti interessanti: una lucerna integra, i frammenti di un grande vaso decorato di età tolemaica e un frammento di statuina femminile, cosiddetta “concubina del defunto”.

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

22/12/11

il ritrovamento della tavola d'offerta

Sul campo si aprono due nuovi pozzi funerari: L13 e M10. Uno di essi, L13, appariva già nella planimetria di Petrie e quindi ci chiediamo se si conservi ancora inviolato o se l’archeologo inglese abbia avuto il tempo di indagarlo. La squadra assegnata a questo pozzo è molto qualificata: i due ‘mastarin’ (gli operai specializzati nello scavo), che gli anni scorsi hanno lavorato con Mark Lehner a Giza, si dimostrano subito molto professionali e rapidissimi nel lavoro.
A circa 4 m di profondità nel riempimento del camino gli operai vengono ostacolati da un blocco di arenaria, che presto si rivela essere una grossa tavola d’offerta con una decorazione molto semplice e poco particolareggiata, ma con dei singolari segni incisi a martellina che fatichiamo a comprendere. Come rimuoverla dal fondo del pozzo? I nostri operai non ci pensano troppo: sotto la supervisione del rais la imbragano, rinforzano la ‘capra’ (i tre pali su cui è montata la carrucola), e a forza di braccia, accompagnati da incitazioni, la riportano alla luce!
Un’altra squadra lavora poco distante allo svuotamento del camino del pozzo M10: dal riempimento emergono, frammisti alla sabbia, frammenti di ushabti e ceramica, lasciando presagire che la camera sia già stata visitata. Alla fine della giornata di lavoro i nostri timori sono confermati dal raggiungimento del muro di ingresso alla camera, che risulta parzialmente sfondato. Ma domani è venerdì, giorno di riposo per noi e per i nostri operai, e dovremo attendere sabato per continuare l’indagine.

(Giovanna Bellandi, Silvia Tomasini)

 

20/12/11

gli operai ai cancelli dello scavo

Eccoci tornati di nuovo a Luxor. Qui, nonostante gli avvenimenti di quest’ultimo anno e gli scontri ancora violenti al Cairo, tutto sembra come prima. Siamo accolti di notte, al nostro arrivo, dalla montagna illuminata e la ritroviamo rosata all’alba del primo giorno di lavoro.
Una folla di operai si assiepa fuori dai nostri cancelli, come da molto tempo non succedeva. È evidente che la gente ha bisogno di lavorare e quest’anno sarà per noi ancora più difficile scegliere chi potrà farlo. Il rais ascolta in un silenzio attento le richieste di tutti.
Allestiamo il campo: chi lavorerà sui pozzi segue le operazioni di costruzione delle capre, chi si occuperà dei materiali comincia a disporre il necessario per la catalogazione. Intanto l’architetto ispeziona le aree del campo dove continueremo i restauri e si prepara a distribuire i compiti a muratori e portatori. In questi anni di lavoro insieme abbiamo ormai messo a punto un’organizzazione efficace e molto efficiente!
La prima giornata trascorre veloce tra i vari preparativi: ormai tutto è pronto per iniziare al meglio la nuova campagna di scavi sul Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II!

(Anna Consonni)

 

18/12/11

Il Cairo

Cairo. Nonostante i disordini e i gravi eventi che stanno sconvolgendo in questi giorni il centro del Cairo, questa è una tappa obbligata, per firmare presso gli uffici del Supreme Council of Antiquities i documenti necessari all’inizio dello scavo. Alloggiamo a Zamalek, non lontano dagli uffici dove abbiamo appuntamento; di mattina, in breve tempo, veniamo ricevuti, completiamo rapidamente le pratiche e siamo pronti per ripartire per Luxor.
Per le strade che percorriamo tutto sembra tranquillo, ma siamo abbastanza lontani da piazza Tahrir, il nucleo delle manifestazioni e degli scontri. Una certa tensione, tuttavia, si avverte ugualmente: le radio sono accese sui notiziari, le tv mandano in onda le immagini dalla piazza, nelle librerie, in vetrina, ci sono libri sulla rivoluzione del 25 gennaio 2011.
Per raggiungere l’aeroporto il nostro taxista decide la strada che giudica migliore; dalla macchina riconosciamo subito un grande edificio, è il retro del Museo Egizio, al di là c’è piazza Tahrir; non si vede nulla se non una colonna di fumo: l’ultima immagine che porteremo con noi. Il nostro lavoro ci chiama - anche questo può essere un modo di aiutare gli egiziani -, stiamo per andare a qualche centinaio di chilometri, ma parte dei nostri pensieri non si allontanerà certo da qui.

(Tommaso Quirino)