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Diario di scavo 15ª MISSIONE

12/01/13

i protagonisti della missione

Il vento freddo che ci ha accompagnato nei giorni scorsi si è placato. Oggi molto del nostro lavoro di questa missione viene concluso e cominciamo a salutare la maggior parte dei nostri operai, che nei prossimi giorni non saranno sul campo. Ci resta infatti solo da concludere lo studio dei reperti ceramici e dei resti scheletrici delle sepolture, previsto per quest’anno. Ci salutano anche Angelo, Elio, Maurizio e Francesco, che partono per l’Italia.
Il pozzo L13 è ormai archiviato. La tomba D21 è stata messa in sicurezza con volte in mattoni cotti, ed è pronta perchè si riprenda lo scavo il prossimo anno. Viene posta una grata a chiusura del pozzo R11, di cui si è indagata la camera B, ma rimane ancora da scavare la camera A. Elio è soddisfatto del lavoro di restauro e il rais Ali ci vuole tutti sulla cima della rampa per una foto di gruppo con tutti gli operai. È un momento di grande soddisfazione vedere il risultato dell’impegno di tutti a fine missione, ma c’è sempre una nostalgia che ci pervade, per qualcosa che finisce e che, come ogni anno, ha lasciato il segno in ognuno di noi. Eppure la consapevolezza che prima o poi torneremo ci accompagna sulla via del ritorno…inshallah!
“Nessuno può vivere questa vita e non uscirne cambiato.Porterà con sé, per quanto debole, l'impronta del deserto, il marchio che segna il nomade; e avrà dentro di sé il desiderio di tornare, debole o pressante, secondo la sua natura. Perché questa terra crudele può gettare un incantesimo che nessun clima temperato può eguagliare” Wilfred Thesiger.

(Giovanna Bellandi)

Un saluto da tutto il team del CEFB! Arrivederci al prossimo anno!

 

11/01/13

il grottone di Qau

Tutti i nostri soci e amici ricorderanno che è da poco stato pubblicato il volume degli atti del convegno svoltosi due anni fa in occasione del centeraio della morte di Francesco Ballerini, che comprende anche le lettere alla famiglia e le fotografie dei luoghi da lui visitati durante gli scavi: Giza, la valle delle Regine… e poi i paesaggi meravigliosi di Qau el-Kebir e il grottone immenso che ospitava le tende della Missione Italiana. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare l’ultimo dei nostri venerdì di riposo a ripercorrere le orme di Ballerini sul sito di Qau.
Partiti da Luxor prima dell’alba, con negli occhi inquadrature e scorci di vecchie immagini da ritrovare, siamo arrivati con il sole splendente nell’anfiteatro roccioso costellato di tombe tra Hammamiya e Qau. La Valle è molto cambiata dai tempi di Ballerini: un susseguirsi di piccoli villaggi e palme in un verde senza fine.
Però abbiamo riconosciuto i profili delle montagne, ricercato i luoghi nominati nelle lettere… e improvvisamente una frase si è concretizzata in quello che vedevamo davanti a noi. Ecco Francesco che nel 1905 arriva con il treno a Tima, di notte, sull’opposta riva del Nilo. Non c’è nessuno però ad aspettarlo e così è costretto ad attraversare il fiume da solo e a prendere un asino da un contadino per avviarsi verso l’accampamento. Oltrepassa a fatica una duna di sabbia e “…alla fine vedo dietro un masso sporgere il cucuzzolo azzurro di una tenda…”. Anche noi vediamo la duna, oggi come cento anni fa. E lì dietro, inaspettato per noi come per Francesco il grottone immenso. Entriamo, stupiti di vederlo come se non fosse la prima volta. Ci giriamo e in una fenditura nella roccia riconosciamo la cucina di Atallah; appena fuori, lo spazio delle tende protese sulla Valle, con le baionette minacciose e luccicanti al sole.
Cancelliamo per un attimo i rumori della strada, oggi troppo vicina, e portiamo in silenzio il nostro saluto a Francesco.

(Anna Consonni)

 

10/01/13

il ministro insieme ad Angelo Sesana

La notizia della nostra scoperta rimbalza tra giornali, siti internet e tv. Gli operai ci dicono di aver visto più volte l’annuncio in tv, il Rais si presenta sullo scavo con due giornali egiziani che riportano la sua foto, arrivano chiamate e mail dall’Italia. Ogni giornale riporta qualche riga sui nostri scavi, spesso anche una foto: Il Corriere della Sera, La Gazzetta del Mezzogiorno, La Nazione, Il Resto del Carlino, La Gazzetta dello Sport (!!!), La Provincia di Como, Il Giornale di Brescia. In un giorno abbiamo ripercorso tutta l’Italia!
E’ tutto così strano, tutto più grande di quello che abbiamo vissuto nella realtà. Eppure abbiamo un’altra sorpresa. Il Ministro della Cultura egiziano Mohamed Ibrahim, di passaggio da Luxor per la riapertura della tomba di Titi (QV 52) nella Valle delle Regine, viene in visita al nostro Tempio e al Ramesseum.
Viene accompagnato prima dal nostro direttore, Angelo Sesana, che gli illustra l’area del Tempio di Amenhotep II, e poi da Christian Leblanc, direttore dei lavori sul monumentale Tempio di Ramesse. Il Ministro si dimostra molto interessato e si complimenta per le recenti scoperte. Anche questa è una piccola soddisfazione che possiamo portare con noi quest’anno, un indizio che quello che stiamo facendo in Egitto è apprezzato anche da chi, in Egitto, si occupa di preservare questo meraviglioso patrimonio.

(Tommaso Quirino)

 

09/01/13

la scoperta dei canopi

Corrono i giorni. Il lavoro procede lento all’apparenza, ma i risultati dei restauri cominciano finalmente a farsi apprezzare e alcune interessanti scoperte portano quella soddisfazione che fa poi dimenticare la fatica.
Il pozzo R11, il cui camino presentava un riempimento molto disomogeneo, contenente due anfore quasi completamente ricostruibili insieme a un frammento di vetro tutt’altro che antico, si è rivelato invece un contesto ricco di informazioni e di materiali. Innanzitutto, appena sotto il taglio del camino, rimangono ancora in situ i resti di due muri in mattoni crudi, crollati in antico, che servivano a chiudere l’accesso ad altrettante camere. Una di esse, parzialmente svuotata dal suo riempimento, sembra essere abbastanza estesa. Si decide così di affrontare lo scavo della seconda, decisamente più piccola, affinché se ne possa completare l’indagine nei giorni restanti, lasciando così all’anno prossimo un ultimo contesto da scavare.
i quattro canopi Basta mezza giornata di lavoro per regalare le prime sorprese: ci sono i vasi canopi! Sono in calcare, finemente lavorato. Prima se ne scorgono tre, in mezzo alla camera, poco dopo altri due. Ebbene sì, c’è un problema: i canopi dovrebbero essere quattro, come i figli di Horus rappresentati sui loro coperchi, ma ce n’è uno di troppo. Al primo sguardo la risposta: uno di essi è un falso canopo, non ha il coperchio, evidentemente appartiene ad un altro quartetto di cui i tre mancanti si devono ancora scoprire o sono stati trafugati quando la tomba è stata violata.
La tomba è molto simile alle oltre 20 già scoperte e indagate in quest’area, databili in via preliminare al Terzo Periodo Intermedio. Viene in luce il defunto, con tracce di mummificazione e pochi lacerti conservati di sarcofago, e i suoi accompagnatori: circa 400 ushabti.
Basta meno di mezza giornata e la notizia fa il giro di Luxor: a sera, per la gente del posto, i canopi sono diventati cinque statue. Gli ispettori ci chiedono di fare un comunicato stampa alla SCA. Il comunicato viene letto dalle agenzie di stampa. L’ANSA pubblica la notizia prima che si abbia il tempo di scrivere le poche righe di questo diario. Forse è una piccola scoperta che ha avuto una grande eco. Certamente c’è la soddisfazione di sapere che sempre più persone scopriranno che quaggiù ci siamo anche noi e che l’area occupata dal Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II ha ancora molto da raccontare.

(Tommaso Quirino)

 

08/01/13

al lavoro sui cocci

Siamo ormai giunti agli sgoccioli della missione che ci vede qua impegnati da circa un mese. Il tavolo della catalogazione è stato costantemente impegnato, come negli altri anni, con i diversi reperti provenienti dai pozzi funerari, dalle tombe a corridoio e dall’area economica del tempio.
Amuleti, ushabti, canopi, e poi ceramica, ceramica e ancora ceramica… così le giornate passano in un soffio!
Quest’anno abbiamo dedicato parte del nostro tempo anche alla ricostruzione, partendo da decine e decine di frammenti, di vasi di ceramica dalle fogge più disparate, pertinenti a contesti il cui scavo era iniziato negli anni passati ed è adesso terminato. Anche questa costante ripresa dei vecchi materiali, confrontati con i nuovi, permette di approfondire ed aggiungere un nuovo tassello alla storia dell’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II.

(Vanessa Panzani, Maria Luisa Mesiano)

 

07/01/13

lo scavo nella nicchia in F23

Lo scorso anno avevamo interrotto l’indagine nel settore F23, dopo la scoperta di una sepoltura destinata a due giovani donne, da noi trovate ancora accuratamente composte nei loro sarcofagi. Quest’anno restava da svelare cosa nascondesse la nicchia chiusa da un muro in mattoni che si apriva in un angolo della camera della sepoltura. Con nostra sorpresa, tra i mattoni crudi, già si intravede una parete di colore rosso che si rivela essere in terracotta.
Con i nostri operai riusciamo con cautela a liberare un angolo di quello che appare subito essere un sarcofago di piccole dimensioni! Il coperchio è purtroppo frantumato in più pezzi e temiamo che questo sia opera degli antichi saccheggiatori. Ma per una volta siamo fortunati! E dopo un attento lavoro di pulitura, scorgiamo al suo interno i piccoli oggetti deposti come corredo: tutto quello che serviva ad accompagnare nel suo viaggio nell’Amduat un bambino di circa sei mesi.
La posizione in cui giaceva il corpo, accuratamente composto e con gli arti vicini e distesi, ci porta a supporre che in origine potesse essere stato mummificato. Ci viene naturale vedere una relazione forse di parentela tra le due giovani donne scoperte l’anno scorso e il piccolo defunto. E mentre riflettiamo sulle loro vite passate i nostri operai trasportano il piccolo sarcofago sulle loro spalle riproponendo a noi l’immagine di un lontano funerale.

(Giovanna Bellandi, Maurizio Cavaciocchi)

 

05/01/13

squadre di polizia sulla montagna tebana

Revolution! E’ questa una delle parole che si stente pronunciare più spesso quest’anno, da parte di operai, amici, gente di Luxor. Una parola semplice ma carica di molti significati. Ed è per questo che vogliamo dedicare una pagina del nostro diario proprio a questo.
Molte persone ci hanno chiesto, prima di partire, e ci chiedono tutt’ora, qual è la situazione politica e sociale in Egitto dopo la rivoluzione. Forse è troppo difficile da spiegare, anche perché per gli stessi egiziani è difficile da capire. Tenteremo di farlo attraverso un piccolo aneddoto, un episodio accaduto in questi giorni.
Da anni il governo egiziano ha deciso di liberare la montagna tebana dai suoi abitanti, le cui case erano spesso costruite sulle tombe degli antichi. Quest’anno è iniziato anche un progetto americano di pulizia del versante dai resti delle case abbattute e dai rifiuti. Da qualche settimana, tuttavia, uno sconosciuto egiziano ha deciso di costruirsi, proprio a pochi passi dal Ramesseum, un nuovo bazar in mattoni di un brillante calcare bianco. I responsabili delle antichità hanno provato ad intervenire per impedirne la costruzione, ma nulla lo ha fermato. Revolution: non ci sono più regole. Qualche giorno fa, allora, un imponente schieramento di polizia ha occupato le strutture in costruzione: decisamente una dimostrazione di forza. Anche i nostri operai assistono alla scena, d’accordo con l’eliminazione del bazar. Revolution! Dicono. Ci aspettiamo tutti che in breve non ne resti più traccia.
Ad oggi, le strutture sono ancora in piedi. Revolution: la polizia non ha più il suo potere…

(Tommaso Quirino)

 

03/01/13

l'ingresso del pozzo L13

Dopo un breve stop forzato, a causa di una improvvisa interruzione del collegamento a internet, riprende non senza difficoltà il nostro diario. Lo scavo infatti non si è certo fermato!
Procede a rilento l’indagine della tomba D21, poiché, dopo lo scavo di successivi e limitati tratti di crollo e riempimento, si devono eseguire i rilievi di dettaglio ed è necessario mettere in opera alcuni interventi di consolidamento delle pareti e del soffitto in conglomerato, in alcuni punti solcato da crepe che non lasciano tranquilli...
Nel pozzo L13, invece, lo scavo è stato ultimato. Il materiale rinvenuto purtoppo non è di particolare pregio, ma ci ha lasciati certamente sorpresi una scoperta inattesa. Si è conservata infatti un’ampia porzione di uno dei sarcofagi, che riportava una meravigliosa decorazione figurata. Un velo di intonaco dipinto appoggiato sulla sabbia, ormai senza più il suo supporto ligneo, completamente scomparso. Rimangono le due camere vuote, tagliate nella sabbia. I rilievi sono ultimati. Tra breve verrà preparata la grata di chiusura, e all’interno tornerà a regnare il silenzio.
E’ ora di dedicarci ad un altro pozzo, l’ultimo, è l’ora di R11.

(Tommaso Quirino)

 

01/01/13

il tavolo del disegno

Alba. Il sole rosso fa capolino tra le canne da zucchero verdissime. Mentre ripete il suo viaggio e cambia colore passando dal rosso arancio al giallo-bianco, il sole trasforma la montagna tebana da rosa al caldo ocra-sabbia abituale. Così il nostro viaggio si ripete ogni mattina percorrendo la strada che separa l’albergo dall’area di scavo. A destra i campi coltivati e poi i templi, pianura, a sinistra sabbia e tombe e montagna. Al campo intanto Talaat ha già preparato il tavolo per il disegno.
Presto. Alcuni reperti devono essere osservati adesso perché le ombre lunghe del mattino permettono di vedere forme che in piena luce non sono visibili. Tramite il disegno, le mani cercano di definire le immagini che l’occhio guarda e la mente analizza. Misure, contorni, segni neri su fogli bianchi. Solo questo? La magia della nuova vita del coccio o del cartiglio del faraone in egual modo, si rinnova.

(Lucia Zito)

 

Tanti auguri di buon anno!

(Lo staff del CEFB)

 

29/12/12

la rampa di accesso al cortile

Ci sono momenti della ricerca che richiedono tempo. Non tanto il tempo necessario per riportare alla luce le poche tracce del passato che si sono conservate nel terreno, ma anche il tempo per la riflessione, per arrivare ad interpretare nel modo corretto queste tracce. E se la riflessione porta a risposte concrete e fondate, spesso la soddisfazione che se ne ricava può essere pari a quella di una grande scoperta. A tutto questo contribuisce in modo significativo anche l’opera di restauro, conservazione e ricostruzione che si sta mettendo in atto sul tempio di Amenhotep II.
Quest’anno, in particolare, un importante progetto di restauro conservativo è stato interamente dedicato alla rampa di accesso al cortile colonnato. Questa, nonostante presenti numerose e ampie lacune, si è conservata in modo piuttosto buono, ma il suo studio non era ancora stato approfondito. Rimanevano quindi molti dubbi sul suo aspetto originario, dubbi che sembravano dover rimanere senza risposta.
Ma dopo una settimana di pulizia, misurazioni, confronti con gli altri templi della riva ovest di Tebe la risposta è arrivata ancora una volta dallo scavo. Il nostro operaio Sayed, infatti, ha messo in luce con grande abilità alcune tracce chiarissime sui mattoni, sulla loro posa in opera e sul loro rivestimento. Ad un tratto è diventato tutto chiaro: non c’era null’altro da aggiungere, le misure, le simmetrie rispetto all’asse del tempio corrispondevano. La lettura è corretta. Si può cominciare a proteggere e ricostruire, partendo prima di tutto dalla scelta dei materiali più adatti.
Il tempio di Amenhotep II riavrà a breve, dunque, la sua monumentale rampa, i cui resti saranno preservati dall’usura del tempo, conservando anche la loro lunga e articolata storia, fatta di misure, posa in opera, ampliamenti, riutilizzi e abbandono. Una storia che avremo il grande piacere, al nostro rientro, di poter riscrivere.

(Elio Negri, Tommaso Quirino)

 

27/12/12

la camera E della tomba D21

Lo scavo procede senza molte novità, ma si cominciano ad approfondire le ricerche nei due contesti aperti, che forniscono via via informazioni sempre più interessanti.
Nel pozzo L13 la camera B è stata scavata quasi fino al piano pavimentale e sono stati messi in luce i pochi resti conservati di tombe certamente violate, che la sfortuna ha voluto fossero ancor più rovinate dal crollo delle pareti in sabbia e di blocchi di conglomerato dal soffitto. Sono tuttavia visibili le tracce di almeno tre sarcofagi, di cui uno mostra ancora alcuni tratti di una splendida decorazione, e due scheletri probabilmente ributtati senza alcun rispetto al di fuori di essi. Uno dei defunti, infatti, giace nella sabbia a faccia in giù. Alla ripresa dello scavo, dopo il riposo del venerdì, si procederà nella pulizia del sarcofago decorato, sperando di trovare qualche indicazione utile per l’identificazione del personaggio a cui apparteneva.
Nella tomba D21 è stato invece intrapreso lo scavo della camera individuata quest’anno, denominata E. Questa è stata misurata, strisciando con difficoltà nello stretto passaggio che si apre fra il suo riempimento e il soffitto, e sembra che la sua lunghezza raggiunga ben 12 metri! Dopo la rimozione, per i primi due metri, del potente livello di crollo del conglomerato che ne costituiva il soffitto, nel livello più profondo sono state individuate ossa sparse, ben quattro crani e pochi frammenti ceramici. Purtroppo il contesto appare fortemente rimaneggiato, sia da violazioni in antico sia per il probabile ingresso delle inondazioni del Nilo (la tomba si apre infatti ad est, proprio in corrispondenza del pilone del tempio). Non abbandoniamo però la speranza che, procedendo più in profondità, il suo scavo ci possa dare inattese soddisfazioni!

(Tommaso Quirino)

 

25/12/12

Auguri da parte del CEFB

(Il team del CEFB)

 

24/12/12

gli studi antropologici in corso

Vigilia di Natale. Ormai il lavoro è avviato a pieno ritmo. Parallelamente allo scavo nel pozzo L13 e nella tomba D21 si lavora al tavolo della catalogazione e a quello del disegno, tra ceramiche e reperti di vario genere, e a quello dei resti umani. Quest’anno i tavoli “antropologici” sono ben due! Ci stiamo dedicando, in particolare, all’analisi dettagliata di due sepolture che gli scorsi anni, per la scarsità del tempo a disposizione e la necessità di seguire lavori più urgenti, erano stati lasciati in sospeso. Nelle passate missioni era stato possibile effettuare solo un’analisi parziale dei resti scheletrici degli individui sepolti nel pozzo C3 e nella tomba A17. Ora invece, stesi uno a uno sul tavolo, queste ossa assumono un’identità nuova: si stabilisce se si trattava di uomini o donne, quale età avevano alla morte, si cercano i particolari caratteri ereditari che ci permettono di ipotizzare parentele tra i vari individui, le malattie che hanno lasciato traccia sulle ossa, i segni che mostrano un’attività ripetuta di un arto piuttosto che un altro e che quindi ci dicono qualcosa delle attività che questi individui svolgevano in vita.
Oggi su uno dei tavoli è il turno di uno degli scheletri che provengono dal pozzo C3, scavato nella dodicesima missione: si tratta di un uomo giovane, ma piuttosto robusto. È molto alto, circa 1 metro e 82! Pur nella sua giovane età deve aver lavorato duramente, perché le articolazioni del ginocchio e della caviglia sono molto usurate e forse zoppicava, dato che la tibia sinistra risulta deformata con segni di infiammazione. Inoltre, anche la colonna vertebrale ci dice che probabilmente aveva portato dei pesi: si va così ad arricchire il quadro della ricostruzione della vita di questa persona.
Sull’altro tavolo fa da contrasto una giovane donna dalle proporzioni gracili, proveniente dalla camera E della tomba A17. Nonostante i resti siano molto frammentari si documentano i caratteri ereditari e i dati metrici che potranno permetterci confronti con gli altri individui sepolti nella stessa tomba. I denti, che registrano fedelmente gli stress avuti in vita, ci parlano però di ben due eventi riconducibili a particolari malattie o a malnutrizione che questa donna visse nella sua infanzia.
Il lavoro è lento ma siamo fiduciosi dei risultati che ci porterà ad ottenere.

(Giovanna Bellandi)

 

23/12/12

lo scavo nel pozzo L13

Oggi abbiamo dato inizio allo scavo vero e proprio! Il giorno di ritardo è dovuto alla sosta forzata di sabato, poiché la giornata, nel governatorato di Luxor, è stata dedicata alle votazioni per il referendum che sta dividendo l’Egitto. Anche qui, sentendo i pareri dei nostri operai e dei nostri amici, i dubbi sono ancora tanti, ma pare che le votazioni si siano svolte senza grandi problemi.
Sul campo riprendono le attività. E’ stato riaperto innanzitutto il pozzo L13, che la scorsa missione non era stato ancora ultimato. Il suo scavo è ripreso, in particolare, nella camera B, dove vengono subito alla luce i resti mal conservati di un sarcofago in legno, di cui non rimane che una traccia nel terreno (residuo dell’inesorabile azione delle termiti) e pochi frammenti della sua decorazione. Alcune linee in rosso o in blu su sfondo bianco, poche ombre che nascondono geroglifici ormai non più leggibili. Tutto attorno si trovano frammenti di ossa umane e animali e frammenti ceramici. Solo un vaso è conservato integro, ma si attende di scendere più in profondità prima di asportarlo.
i muratori al lavoro Nel settore D21 viene riaperta la tomba del Medio Regno il cui scavo era stato interrotto qualche anno fa’ per problemi di stabilità del soffitto, in parte già crollato in antico. Le passate indagini avevano già messo in luce un’ampia rampa discendente, un lungo corridoio e una grande anticamera, dalla quale si accedeva in una prima camera. Per fare in modo di procedere senza rischi per i nostri operai abbiamo cominciato a rimuovere i primo livello di crollo del soffitto nella parte ovest dell’anticamera, non ancora indagata, e le sorprese non si sono fatte attendere. Lungo questo lato, infatti, esattamente sul lato opposto del corridoio, si apre una seconda camere non individuata prima, lunga almeno 7-8 metri. E’ ancora colma, quasi fino al soffitto, di sabbia e di un livello di conglomerato crollato. Dovremo procedere molto lentamente e il lavoro ci impegnerà con ogni probabilità per tutta la missione, ma speriamo che possa dare i risultati sperati!
Riprendono, infine, anche i restauri dei muri in mattoni crudi, in particolare quelli del secondo pilone del tempio. Sono quattro i nostri ‘banna’ (muratori) al lavoro, tutti concentrati sui due lati del pilone. Nei prossimi giorni, però, uno di loro sarà impegnato nell’opera di restauro, protezione e ricostruzione più importante di quest’anno, quella della grande rampa di accesso al cortile colonnato.

(Tommaso Quirino)

 

19/12/12

la montagna tebana vista dal tempio

Eccoci finalmente in Egitto! Nei giorni scorsi abbiamo raccolto i documenti necessari per iniziare lo scavo, passando per le sedi della SCA prima al Cairo e poi qui a Luxor, e ieri è stato riavviato il cantiere. Presso gli uffici del Supreme Council si fanno sempre incontri interessanti: al Cairo abbiamo conosciuto infatti la prof.ssa Barbara Barich, direttore della Missione Archeologica Italiana nell'Oasi di Farafra e, a Luxor, sia Francisco Martìn Valentìn, direttore dello scavo della tomba del Visir Amen-hotep Huy (ATT 28, Asasif), sia la dott.ssa Myriam Seco Álvarez, direttore della missione spagnola che lavora sul tempio di Tuthmosis III, proprio accanto al tempio di Amenhotep II. Le ultime due missioni, in particolare, sono appena terminate e noi possiamo così prenderne il testimone, dando inizio così alla nostra campagna di scavi!
Queste prime giornate di lavoro, in attesa del nostro mudir Angelo Sesana, sono dedicate essenzialmente allo studio, sia dei materiali ceramici sia dei resti antropologici, non ci saranno quindi sorprese e nuove scoperte… Gli operai sono ancora pochissimi, solo 8, quelli necessari per aiutarci nella gestione dei materiali e nella preparazione del cantiere.
Per quanto il personale in attività sia ancora ridotto, tuttavia, il lavoro non manca. Sono stati riaperti i nostri magazzini, quello principale e quello ricavato nella tomba A17, ed è un continuo via vai di scatole e casse cariche di reperti, di vasi, di cocci. E’ arrivato il primo carico di materiale per produrre la muna, il legante che sarà necessario nella costruzione dei muri, e sono stati portati sul campo i primi tre carichi di mattoni.
Intanto è stata ripulita la rampa, per la quale quest’anno è previsto un importante progetto di restauro, ed è stata riaperta la tomba D21, per poter valutare in che modo si possano riprendere gli scavi in questo difficile quanto interessante contesto.
Insomma, un inizio molto tranquillo per una missione che speriamo possa anche quest’anno regalarci importanti sorprese!

(Tommaso Quirino)