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Diario di scavo 17ª MISSIONE

14/01/15

la rampa del tempio a fine missione

Veloce, troppo veloce. Il tempo negli ultimi giorni di scavo scorre sempre troppo veloce. Scandito dal canto dei Muezzin. Occupato dalle ultime attività necessarie per completare i lavori e per poter lasciare il cantiere in ordine fino al prossimo anno. Le foto, i disegni, il catalogo dei materiali, l’ultimo mattone, i reperti da portare in magazzino, gli stipendi degli operai. Non c’è sosta. Ma quando ti fermi scopri che è già ora di fare i bagagli: nostalgia di casa, voglia di restare; non si sa mai quale delle due prevalga. Ma com’è difficile lasciare gli amici egiziani, distogliere lo sguardo da quel cielo, da quella montagna...
La tomba R11 è ormai vuota. Al suo interno il soffitto tagliato nel conglomerato e le pareti di sabbia. L’unica traccia dell’uomo che rimarrà come testimonianza dell’antica sepoltura sono i lacerti dei muri in mattoni che chiudevano con ogni probabilità gli ingressi alle due camere. I tre canopi ritrovano il quarto fratello, già al sicuro nel magazzino centrale delle autorità egiziane da due anni a questa parte.
Nella tomba D21 abbiamo raggiunto il fondo della lunghissima camera corridoio che si estende nel cuore della montagna per circa 12 metri. Alcuni indizi raccolti durante il corso dello scavo ci avevano ormai fatto perdere le speranze: non vi erano dubbi che fosse stata violata anche dopo la costruzione del tempio, anche dopo che il pilone del tempio ne aveva sigillato l’ingresso. E invece è proprio sul fondo che abbiamo avuto la sorpresa! Reperti inusuali, strutture inaspettate, ancora un sarcofago di cui rimane solo un velo di colore adagiato sulla sabbia. Le decorazioni, i geroglifici, questa volta si riconoscono, si leggono. Ma il nome, l’identità di chi vi è sepolto, no. Una volta ancora ci manca il dato più importante: quei pochi segni che fanno diventare speciale una tomba altrimenti anonima. Ma non finisce qua... Su una parete il livello di crollo risparmiato sembra essere più consistente, i sottili livelli di sabbia di origine naturale che si trovano sotto il conglomerato si interrompono. il team del CEFB Un’apertura? Un’altra camera? Dobbiamo aspettare il prossimo anno. Un’altra camera c’è sicuramente, sul lato meridionale della tomba. Abbiamo iniziato a scavarla durante la 10ª missione, entrando dall’alto, dal crollo del suo troppo fragile soffitto, ma oggi ne abbiamo liberato l’accesso originario. E’ estesa, colma di sabbia e materiali, ma anche questa dovrà aspettare la prossima missione.
Anche il restauro dei muri del tempio ha fatto i suoi passi avanti. Il muro di cinta, il pilone, la rampa con i due blocchi e il nome del faraone che spicca. Pochi corsi di mattoni nuovi proteggono dall’usura del tempo quelli antichi e guidano l’occhio di chi guarda nella comprensione di questo monumento. E’ ora di andare. Speriamo, con queste poche righe, che anche voi che leggete vi siate sentiti un po’ parte di questa missione!
Un saluto da tutto il team del CEFB e arrivederci al prossimo anno!

(Tommaso Quirino)

 

11/01/15

dettaglio di uno dei canopi

Il nostro diario negli ultimi tempi ha avuto qualche battuta d’arresto. Chi ci segue da qualche anno sa che, in genere, questo corrisponde a particolari scoperte. Lo scavo richiede ancora maggior attenzione. I reperti richiamano l’interesse delle autorità locali. In pochi giorni bisogna fotografare, disegnare, raccogliere tutte le informazioni utili perché quanto ritrovato viene subito trasferito, per precauzione, nel magazzino generale della SCA (Supreme Council of Antiquities). E in tutto questo correre risulta più difficile trovare il tempo per scrivere anche poche righe...
Parliamo ancora della tomba D21? Ebbene no, i reperti in questione sono venuti alla luce nella tomba R11! In realtà non ne siamo sorpresi. Lo scorso anno abbiamo infatti rinvenuto in una delle camere, come già anticipato, cinque vasi canopi in calcare: quattro con il coperchio rimuovibile e un falso canopo con testa di babbuino. Come previsto, nella seconda camera in corso di scavo sono arrivati gli altri tre, dello stesso tipo e pertinenti al medesimo corredo. La fattura non è raffinata, i pochi tratti dipinti contribuiscono solo ad alleggerire l’aspetto massiccio dei vasi. Ma l’emozione al momento della loro scoperta è sempre la stessa!
Insieme ai canopi emergono dalla sabbia anche numerosi ushabti, di due tipologie diverse e suddivisi molto probabilmente in tre cassettine, di cui rimangono solo le tracce. I sarcofagi sono due, ma anche di questi rimangono solo la traccia più scura nel terreno e pochi resti della decorazione. Poco a poco si ricostruisce il possibile aspetto della camera al momento della sepoltura.
Mancano pochi giorni di lavoro, ma manca ormai poco per raggiungere il fondo dell’ultima tomba del Terzo Periodo Intermedio ancora da scavare.

(Tommaso Quirino, Flavio Redolfi Riva)

 

08/01/15

verso il fondo della tomba D21

L’obiettivo di questa missione per la tomba D21 è ormai prossimo: oggi concludiamo l’asportazione del primo livello di crollo e vediamo già il fondo del lungo corridoio a cui è stato attribuito il nome di camera E. Quando la missione è iniziata, non molti giorni fa, avevamo 10 metri di riempimento davanti a noi e ora finalmente ne vediamo la fine! L’attesa camera sepolcrale, se c’è, al momento non si scorge e forse dovremo attendere ancora prima di poter scrutare ogni centimetro delle pareti del fondo ora raggiunto, alla ricerca di una possibile apertura. Nel frattempo però, dopo aver rimosso una mole enorme di riempimento, siamo fieri di poterne vedere la fine, obiettivo quasi impensabile per le passate missioni e ora invece reale.
Gli ultimi metri, in ogni caso, riservano ancora delle sorprese e, asportando ossa sparse, labili resti di decorazione di sarcofago e frammenti sporadici di ceramica, compaiono due sagome di due oggetti non meglio identificati... non è subito ben chiaro di cosa si tratti, solo una piccola parte si intravede nella sabbia... ma, poco dopo, non ci sono più dubbi! Di cosa si tratta? Nei prossimi giorni o nelle prossime settimane ve lo sveleremo. Oggi vi lasciamo in attesa di saperne di più, per condividere in futuro insieme a voi l’emozione di una nuova interessante scoperta che l’area del Tempio di Milioni di Anni ci ha regalato ancora una volta.
Ci avviamo così verso la conclusione di questa giornata e di questa settimana lavorativa, progettando ancora nuove visite in luoghi che non ci si stanca mai di rivedere.

(Fiorenza Gulino)

 

05/01/15

Lo studio antropologico

Mentre fervono i lavori sul campo, tra scavo e restauro, ai tavoli dello studio e restauro dei reperti si cataloga e documenta quanto ritrovato quest’anno ma anche negli anni scorsi. Il tempo per soffermarsi sui dettagli è sempre poco e spesso ritorniamo a rivedere o a studiare reperti delle passate missioni. È quello che succede anche al tavolo degli studi antropologici.
I reperti questa volta sono le ossa che per molto tempo hanno riposato sotto il nostro tempio. È strano pensare che li abbiamo destati dal loro sonno. Ma nello stesso tempo pensiamo che vogliano raccontarci la loro storia: non erano faraoni, ma comunque persone che potevano permettersi una tomba, un sarcofago e talvolta un corredo.
Ma le ossa ci raccontano anche qualcosa di più intimo e personale: nel pozzo L9b scavato qualche missione fa erano stati sepolti un uomo e una donna. Data la loro età matura, non oltre i 50 anni, è bello pensare che abbiano vissuto insieme come compagni e che abbiano desiderato per il loro viaggio nell’Amduat una sepoltura che li vedesse ancora insieme. Le ossa ci raccontano come lei soffrisse di mal di denti e lui di mal di schiena, e anche un ginocchio gli doleva. Forse aveva percorso a lungo i campi del regno dei vivi e ci auguriamo che ancora possa percorrere con la sua compagna i campi dell’Amduat.

(Giovanna Bellandi)

 

03/01/15

La vista dal pozzo R11

Il lavoro sul campo continua e, mentre nella tomba D21 si prosegue con lo scavo della lunga camera con grande impiego di forze nel rimuovere il consistente livello di crollo, negli scorsi giorni abbiamo riaperto anche la tomba R11, del Terzo Periodo Intermedio.
La tomba, il cui scavo è stato intrapreso a partire dalla quindicesima missione, è costituita da un pozzo verticale di circa 4 m di profondità e da due camere, una delle quali ha già restituito resti di un sarcofago, numerosi ushabti e cinque canopi saliti alle cronache locali e non... Quest’anno lo scavo prosegue nella seconda camera, dove al momento si è raggiunto un livello compatto di limo la cui asportazione speriamo possa restituire novità e soddisfare le nostre aspettative.
Nel frattempo, il team della missione è finalmente al completo, con l’arrivo degli ultimi componenti: Maria Luisa, in forza all’area catalogazione dei materiali, e Lorenzo, che “scende in campo” per procedere con lo scavo degli ultimi ambienti nell’area occupata dagli annessi economici del tempio.

(Fiorenza Gulino, Flavio Redolfi Riva)

 

01/01/15

il trasporto del blocco

Innanzi tutto il team del CEFB vuole inviare un sincero augurio di buon anno a tutti i nostri soci, ai nostri amici e a tutti coloro che ci seguono sul sito internet e sulla pagina facebook!

Per il primo giorno dell’anno ci siamo riservati il raggiungimento di uno degli obiettivi di questa missione: ridare al tempio il nome del suo faraone! Ma vediamo come...
Come già anticipato, il progetto di restauro e di restituzione al pubblico dell’area templare prevede la ricollocazione di due grossi blocchi con il cartiglio di Amenhotep II, interpretati come parte del portale di accesso, in cima alla rampa che conduce al cortile colonnato. I dubbi, di fronte allo spostamento di blocchi dalla loro collocazione originaria di rinvenimento, sono sempre molti: sarà corretta l’interpretazione che ne viene data? Ma, dopo una completa e precisa fase di documentazione, si è deciso di procedere.
il blocco ricollocato Bastano i primi movimenti e anche un semplice blocco ci regala nuove scoperte e importanti informazioni sul tempio! Sul lato a contatto con la sabbia, infatti, si riesce ora a vedere chiaramente la presenza del foro che doveva ospitare il cardine del portale. Non solo, dunque, era un blocco del portale in arenaria, ma si trovava anche nella parte superiore, ormai non ci sono più dubbi! Inizia dunque lo spostamento. Il gruppo di operai non è molto numeroso: bastano una decina di uomini, che si aggiungono ai tre specialisti di questo tipo di lavori, e il rais che coordina tutti i movimenti. Per un attimo sembra di tornare indietro nel tempo: sono pochissime le differenze rispetto alle tecniche probabilmente utilizzate nel passato. Il blocco viene avvolto per proteggerne i rilievi e viene collocato su due assi di legno. Su una rampa di sabbia vengono collocate due lunghe travi di legno. A forza di braccia, facendo scorrere la slitta su tubi di metallo, il blocco procede passo passo verso la sua collocazione originaria. La preparazione è lunga, lo spostamento fin troppo breve! Dopo pochi minuti eccolo, ha raggiunto la destinazione. Il nome di Amenhotep II, fino a poco prima nascosto tra due muri, cancellato dagli eventi e dal tempo, è di nuovo alla luce del sole! Manca ancora il blocco sull’altro lato, bisognerà suggerire l’alzato del portale, terminare il restauro della rampa, ma da oggi il tempio assume un nuovo aspetto, ritrova la sua regalità...

(Tommaso Quirino, Elio Negri)

 

31/12/14

Elisa al lavoro sul nuovo blocco

Oggi il nostro tempio ci ha riservato una inaspettata sorpresa: durante i lavori di sistemazione dell’area nei pressi della rampa di accesso al tempio, si rimuovono alcune pietre decorate individuate nella settima missione per riposizionarle nella presunta collocazione originaria, e appare un nuovo blocco prima non visibile.
Nel capovolgerlo, sulla facciata inferiore, è apparsa una scritta in caratteri geroglifici nascosta alla vista da millenni. È chiaramente leggibile il cartiglio che riporta il nome di incoronazione di Amenhotep II, Aakheperura. Da una prima analisi si rileva che il blocco proviene da un architrave di un portale del tempio. Interviene prontamente la nostra restauratrice per pulire e rendere meglio leggibili i segni geroglifici impressi dallo scalpello antico. Eseguendo la pulitura meccanica a bisturi ci appare il resto dell’iscrizione, che riporta anche il nome del dio Amon Ra.
Nel frattempo si procede alla preparazione della slitta per lo spostamento di due altri grossi blocchi con il nome del faraone, anch’essi già noti e visibili sin dalla settima missione. Viene liberata la base per agevolarne lo spostamento. Siamo quasi pronti, ma aspetteremo l’anno nuovo!

(Elio Negri, Elisa Solera)

 

30/12/14

le disegnatrici al lavoro

Ritorno. Il tempo apparentemente immobile dell’Egitto ci ha aspettato. La montagna, l’aria e i suoni sono dove li avevamo salutati due anni fa. Quest’anno il settore rilievo dei materiali vede due disegnatrici impegnate contemporaneamente.
Mimosa e Lucia insieme recuperano forme e dettagli di reperti di “vecchie” missioni. Alla luce degli studi attuali, anche ciò che era stato conservato in passato perché ritenuto interessante ma che non sembrava avere significato oggi acquista senso e valore.
Ogni piccolo frammento contribuisce a definire i tasselli della storia di questo tempio.

(Lucia Zito)

 

27/12/14

al lavoro sulla rampa

Oggi sono ripresi i lavori per il restauro della rampa. Per prima cosa è stata rimossa tutta la sabbia, posta nella quindicesima missione a protezione dei gradini originali in mattoni crudi, in modo da intraprendere domani i lavori di consolidamento e protezione definitivi. Un’altra squadra ha iniziato a riempire con materiale di riporto le terrazze poste a destra e a sinistra della rampa. Si è quindi avviata la fase di rilievo definitivo dei blocchi decorati con il nome del faraone Amenhotep II (Aakheperura) facenti parte del portale d’ingresso del terrazzo del tempio che saranno a breve riposizionati nella loro collocazione originaria.
Intanto nell’area catalogazione si prosegue con il riordino della ceramica proveniente dai primi livelli di riempimento rimossi dalla tomba D21. Il primo segmento di due metri è ormai concluso, restituendoci una serie di piattini e vasetti integri, insieme a crani e ossa. Seguiamo una traccia di intonaco che appare sotto la sabbia, forse quel che resta di una cassettina lignea, ma è solo un labile segno che si perde nella polvere.
Dopo il fatur (la pausa a metà mattinata) è ora di riprendere ad inoltrarci per altri due metri nel ventre della montagna. Si riprende asportando l’imponente livello di detriti costituito dal crollo di parte della volta della camera, e, fra uno scambio di battute con gli operai e il procedere della costruzione dell’arco di rinforzo, la giornata lavorativa volge al termine.

(Elio Negri, Fiorenza Gulino, Maurizio Cavaciocchi)

 

25/12/14

Auguri da parte del CEFB

(Il team del CEFB)

 

24/12/14

l'apertura della tomba D21

La tomba nel settore D21 è la tomba del Medio Regno di cui si era iniziato lo scavo già nella decima missione, continuato poi nella quindicesima, ma nella quale le difficoltà nel mettere in sicurezza pareti e soffitto avevano costretto a sospendere l’indagine. Si riprende oggi da dove ci eravamo dovuti fermare quasi due anni fa, con la stessa voglia e speranza, ma soprattutto con tanta impazienza. Si inizia la rimozione dei mattoni messi a protezione del cancello e si procede con l’apertura ufficiale da parte dell’ispettore e con la programmazione dei lavori.
Dopo un’attenta valutazione della situazione della volta, il cui precedente consolidamento ha stabilizzato il conglomerato, due squadre di operai, guidate da due mastarin (operai specializzati che si occupano materialmente dello scavo), iniziano lo scavo. Si procede su due fronti: una squadra inizia praticando un transetto nella parete Ovest della camera C, per permettere poi la costruzione di un arco che migliori la tenuta delle pareti; da qui proviene il primo reperto rilevato della missione! La seconda squadra, invece, si concentra nella camera E della tomba D21, nei cui 12 metri di riempimento speriamo possano poi concentrarsi tutte le nostre forze, direttamente proporzionate alle nostre aspettative.
Qui lo scavo procederà per tagli e per avanzamenti di due metri in due metri, poiché il riempimento fino quasi al soffitto della camera non permette di procedere in modo estensivo: si inizia con la rimozione degli strati superiori, costituiti da crolli e da materiale non in giacitura primaria. Per qualche istante la visuale è completamente oscurata della sabbia che aleggia nell’aria e che, come nei migliori film, diradandosi lentamente ci permette di ammirare un bel vaso messo in luce nella camera C dalle sapienti mani di uno dei nostri mastarin più affezionati.
E’ l’ora di chiudere e di lasciare il campo, ma ci rimane dentro quella impazienza che ci vorrebbe far continuare ancora, scavare qualche centimetro in più, andare avanti “un altro po’” …ma poche ore e sarà domani, si riaprirà il cancello, gli operai indosseranno i loro caschetti, e, al lento strisciare dei piedi, muktaf dopo muktaf (secchio dopo secchio), continueremo ad asportare sabbia, terra e pietre, con una curiosità mai realmente palesata ma ben visibile negli sguardi che ci circondano, una curiosità che da due anni non smette di essere un pensiero latente: cosa ci sarà in fondo?

(Giovanna Bellandi, Vanessa Panzani, Fiorenza Gulino)

 

23/12/14

gli operai all'ingresso dell'area di scavo

Emozionati ci presentiamo al cancello dell’area di scavo del Tempio di Amenhotep II e per molti di noi dopo più di un anno di assenza dall’Egitto. Siamo qui da due giorni, ma ci sembra di non essere mai partiti: ritroviamo volti amici, luoghi familiari, abitudini ormai divenute proprie di questa parentesi di vita che scandisce per molti di noi la fine dell’anno e l’arrivo del nuovo.
L’Egitto è cambiato e gli egiziani con il loro paese: i turisti sono rari e la mancanza di lavoro per i nostri amici si fa sentire. Il suq è deserto, le caffetterie sono vuote, le navi da crociera tristemente ormeggiate in ordinata fila lungo il Nilo. Rassegnati, gli egiziani continuano la loro vita, ma una vena di tristezza traspare sui loro volti un tempo così allegri e scherzosi. Eppure l’accoglienza che ci viene riservata non è meno calda di sempre: ci sentiamo a casa e tra i nostri amici.
Alle 7 di oggi si è aperta quindi la diciassettesima missione. Al cancello si accalcano gli operai che lavoreranno con noi quest’anno: molti sono nostre vecchie conoscenze e ormai amici fidati. Sovrintende tutto il nostro rais Ali, con la sua consueta professionalità, insieme al nostro direttore Angelo Sesana e all’architetto Elio Negri. Anche tra noi, che non siamo ancora comunque a pieno regime, ci sono nuovi partecipanti, Flavio, e qualche vecchia conoscenza, la restauratrice Elisa.
Organizziamo questa prima giornata con calma: c’è chi si dedica alla sistemazione dell’area catalogazione reperti e resti antropologici e chi predispone l’inizio dello scavo vero e proprio nell’area in cui inizialmente concentreremo le forze, ovvero la tomba nel settore D21.

(Giovanna Bellandi, Vanessa Panzani, Fiorenza Gulino)