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Dal 4 novembre aprirà al pubblico, al British Museum, una delle mostre più affascinanti dell'anno, intitolata “Viaggio nell’aldilà: il libro dei morti nell’antico Egitto”. Saranno esposti per la prima volta decine di inediti papiri che descrivono il percorso che il defunto doveva compiere per divenire immortale; un analogo papiro è esposto da decenni al Museo Egizio di Torino. Finora i papiri del British Museum erano stati considerati troppo fragili per essere esposti; tuttavia le più moderne tecniche di conservazione hanno consentito adesso di presentarli al pubblico.
Il pezzo più importante sarà sicuramente “Il Libro di Hunefer”, papiro del XIII secolo a.C. appartenuto ad uno scriba di Tebe, forse al servizio del faraone Seti I (XIX din.). Questo papiro, dagli incredibili colori e con la sua lunghezza di oltre 5 metri, ci mostra il percorso di Hunefer fino al cospetto di Osiride, davanti al quale Anubi effettuerà la pesatura del cuore (psicostasia), tesa a stabilire lo stato di purezza d’animo del suo proprietario. Una volta superata questa ultime e temuta prova il defunto poteva accedere ai Campi di Iaru, il paradiso degli antichi egizi.
Fonti: Corriere.it
La tomba di Ptah Mes (XIX din.) è stata ritrovata a Saqqara, nei pressi della rampa processionale della piramide di Unas, da parte della facoltà di archeologia dell’Università del Cairo. La tomba, databile al 1203-1186 a.C., è lunga 70 metri ed è composta da diversi corridoi ed ambienti, con una struttura simile a quella di Ptah-em-wia scoperta a Saqqara nel 2007 ma più antica di oltre un secolo. Ptah Mes era un alto funzionario insignito di diverse cariche, tra le quali quelle di generale, di sindaco di Menfi, di scriba reale e di supervisore del tempio di Ptah.
Dallo scavo sono emerse alcune stele, una delle quali mostra la famiglia del defunto di fronte alla triade tebana, costituita Amon, Mut e Khonsu; tra i reperti anche vari frammenti di statue in calcare di Ptah Mes e dei membri della sua famiglia, ceramiche, ushabti ed amuleti; alcuni elementi architettonici, quali delle colonne, sono stati riutilizzati in epoca cristiana per costruire delle cappelle. La localizzazione della tomba risale almeno all’Ottocento, quando alcuni oggetti ad essa riferibili furono venduti ai musei europei ed americani, dove sono oggi visibili al pubblico. Si scava per rintracciare la camera funeraria ed il sarcofago di Ptah Mes, mai ritrovati.
Il Supreme Council of Antiquities ha annunciato che nel sito di el-Lahun, nel Fayum (circa 70 miglia a sud del Cairo), un team di archeologi egiziani ha scoperto 57 tombe, molte delle quali contenenti il sarcofago in legno decorato con ancora la mummia all’interno. Le più antiche datano circa al 2750 a.C. e 12 appartengono alla XVIII dinastia, che ha governato l’Egitto durante il secondo millennio a.C.
Le nuove scoperte portano nuova luce sui culti religiosi dell’antico Egitto. Zahi Hawass ha annunciato che le mummie datate alla XVIII dinastia sono ricoperte di lino decorato con i testi sacri del Libro dei Morti e con scene che hanno come protagoniste varie divinità (Horus, Hathor, Khnum e Amon). Abdel Rahman El-Aydi, responsabile della missione archeologica che ha effettuato la scoperta, ha aggiunto inoltre che una delle tombe più antiche è quasi completamente intatta, con tutto il suo corredo funerario.
Lo scorso anno, nella stessa area, erano state già rinvenute 53 tombe databili a vari periodi.
Fonti: Repubblica.it, The Portland Press Herald, Heritage-key
Durante i lavori lungo il Viale delle Sfingi a Luxor, alcuni archeologi egiziani hanno scoperto i resti di una chiesa copta del quinto secolo e un nilometro, struttura usata per misurare il livello del Nilo durante le inondazioni. Costruito in arenaria, il nilometro appare come una struttura cilindrica di sette metri di diametro, con gradini che scendono a spirale. Durante l’inondazione annuale del Nilo esso veniva usato per misurare il livello delle acque del fiume.
I resti della chiesa sono emersi in una delle 5 sezioni in cui si divide il Viale delle Sfingi e fu costruita con blocchi di pietra appartenenti a costruzioni romane e tolemaiche che originariamente costeggiavano il viale. I blocchi, ben conservati, recano raffigurazioni di sovrani tolemaici che fanno offerte a divinità egizie. Un particolare blocco contiene informazioni su Montuemhat, "sindaco" di Tebe durante la XXVI dinastia.
I lavori presso il Viale delle Sfingi hanno lo scopo di far rivivere questo percorso lungo 2700 metri, che collegava il tempio di Luxor a quello di Karnak e che pare fosse costeggiato da circa 1350 sfingi.
Fonte: The Independent, Egittonews
Il faraone Tutankhamon non sarebbe figlio di Nefertiti, bensì della meno leggendaria Young Lady, trovata nella tomba di Amenhotep II. Inoltre avrebbe avuto dalla moglie e sorellastra Ankhesenamon due figlie nate morte e sepolte con lui nella Valle dei Re. E ancora: il faraone morì di una forma di malaria associata alla Malattia di Kohler, rara patologia che distrugge il tessuto osseo, in particolare quello del piede.
Sono queste alcune delle più recenti rivelazioni sulla vita e la morte di Tutankhamon, emerse dalle indagini condotte da Zahi Hawass, che ha fatto ricorso alle moderne tecniche di indagini forensi, con l’utilizzo di computer e analisi genetiche. E proprio dai campioni del dna del faraone sono giunte molte delle risposte che ci si attendeva da tempo.
I risultati di queste ricerche sono illustrati in un documentario di Discovery Channel in onda in due puntate (canali 401 e 420 di Sky, sabato 8 e 15 maggio). Nella prima puntata viene seguita la fase dell’estrazione del Dna sulla mummia di Tutankhamon, che consente di studiare la famiglia del "re bambino". La seconda parte riguarda le ricerche finalizzate a scoprire le cause della morte del re. Le indagini sono state anche pubblicate nella rivista JAMA (The Journal of the American Medical Association).
Fonte: Corriere.it
Si terrà dal 28 aprile sino al 25 di luglio una mostra dedicata ad Ippolito Rosellini (1800-1843) e alla sua esperienza in terra d’Egitto nell’ambito della spedizione franco-toscana del 1828-1829.
La mostra, dal titolo “Lungo il Nilo” ed ospitata nelle sale del Palazzo Blu sul lungarno di Pisa, è curata dall’egittologa Marilina Betrò e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, col patrocinio del Comune e dell’Università di Pisa, nonché di altre istituzioni. Saranno presentati circa 200 pezzi tra reperti dell’antico Egitto, disegni e manoscritti provenienti da musei ed Università, che illustreranno quanto Ippolito Rosellini e la missione franco-toscana seppero contribuire allo sviluppo della nascente egittologia.
Fonte: Adnkronos
La mummia di una donna di epoca greco-romana, risalente a circa 2300 anni fa, è stata rinvenuta da un team di archeologi egiziani nel sito di Bahariya, 300 chilometri a sud ovest della città del Cairo.
Il sarcofago che la conteneva, in gesso e lungo appena un metro, rappresenta una donna in abiti romani. Insieme al reperto gli archeologi hanno portato alla luce anche una placca in oro decorata con la rappresentazione dei quattro figli del dio Horus e alcuni contenitori in argilla e vetro. Il sito, dove sono state rinvenute 14 tombe, è stato scoperto per caso durante i lavori per la realizzazione di un centro giovanile.
Fonte: La Repubblica
(ASCA-AFP) Gli archeologi egiziani hanno portato alla luce una grande statua del dio Thot in sembianze di babbuino. Lo ha reso noto il Consiglio delle Antichità in un comunicato. La statua è alta circa 4 metri ed è stata ritrovata in 4 frammenti accanto ad altre due statue, durante dei lavori nel sottosuolo,
spiega la nota. Il manufatto viene fatto risalire alla XVIII dinastia ed "è la prima volta che viene trovata una statua di Thot, raffigurato come babbuino, di tale grandezza", ha spiegato il capo delle antichità egizie di Luxor, Mansour Boraik. Il ritrovamento è avvenuto vicino al tempio di Amenhotep III.
Dal comunicato non si riesce a capire se la statua proviene dagli scavi diretti dalla dott.ssa Sourouzian presso il Tempio dei Milioni di Anni di Amenhotep III oppure se sia venuta alla luce nelle vicinanze, durante i lavori connessi alla regolamentazione delle acque di falda sulla riva ovest.
Fonte: ASCA
(ASCA-AFP) - Una squadra di archeologi francesi ha riportato alla luce un sarcofago di granito rosa di 4 mila anni appartenente ad una misteriosa regina d'Egitto. A renderlo noto Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio Supremo per le Antichità del Cairo.
La regina, identificata come Bahnou, è “una delle sovrane della VI Dinastia e ha governato in Egitto dal 2374 al 2192 a.C.”, ha spiegato Hawass in una nota. Gli esperti però non hanno ancora capito chi sia esattamente questa regina e a quale faraone fosse sposata. “Ancora non sappiamo se sia la moglie di Pepi I (2354-2310 a.C.) o di Pepi II (2300-2206 a.C.)”, ha ammesso Hawass. Secondo Philippe Collombert, che ha guidato la squadra francese, la misteriosa regina è “probabilmente” la sposa di Pepi II.
La scoperta è avvenuta nella necropoli di Saqqara, a sud del Cairo. La piramide, che ospitava il sarcofago ritrovato, è situata tra un gruppo di altre piramidi nei pressi della tomba di Pepi I. Il sarcofago è secondo gli egittologi un oggetto di grande rarità: una struttura di granito rosa che poggia su una base nera.
Fonti: Yahoo IT, Yahoo News, Saudi Gazette
Si trasmette la notizia Ansa relativa alla nuova grande scoperta della missione archeologica dell’Amenhotep III Temple Conservation Project, diretta da Hourig Sourouzian:
“(ANSA) - IL CAIRO, 28 FEB - Una testa gigante in granito rosa di Amenofi III, risalente a 3000 anni fa, e' stata scoperta sul sito del suo tempio funerario a Luxor. Il faraone regnò in Egitto tra il 1390 e il 1352 avanti Cristo, e fu il padre di Akhenaton, il cosiddetto ‘faraone eretico’ considerato come un precursore del monoteismo. ‘La testa scoperta è intatta ed è alta 2,5 metri’, ‘è un capolavoro di grande qualità artistica’, ha precisato il responsabile delle antichità egiziane, Zahi Hawass.”
Fonte: ANSA
(AGIAFRO) - Gli Stati Uniti restituiranno all’Egitto un sarcofago della XXI dinastia (1081-931 a.C.) appartenuto ad un personaggio chiamato Imesy, fatto uscire illegalmente oltre 125 anni fa. Lo ha annunciato il ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosni, il quale ha precisato che il manufatto sarà consegnato il mese prossimo al segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità egiziane, Zaki Hawass.
Quest’ultimo ha detto di essere stato contattato nel 2008 dalle autorità americane che avevano appena sequestrato il sarcofago a un commerciante spagnolo che tentava di venderlo. L’uomo, ha raccontato Hawass, “non aveva alcun documento che attestasse la proprietà del sarcofago e questo significa che era stato portato via illegalmente dall’Egitto”.
Secondo le autorità egiziane, il sarcofago sarebbe stato contrabbandato nel 1884.
Fonti: AGI, Heritage-key, DrHawass.com
Si inaugura il 26 gennaio 2010 al Cairo, presso il Museo Egizio, la mostra "Ippolito Rosellini and the Dawn of Egyptology. Original Drawings and Manuscripts of the Franco – Tuscan Expedition to Egypt (1828-1829) from the Biblioteca Universitaria di Pisa", organizzata dall’Università di Pisa in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities, l’Italian Cultural Institute e l’Italian Archaeological Centre del Cairo.
All’inaugurazione interverranno: la Dott.ssa Rosanna Pirelli, direttrice dell’Italian Archaeological Centre; la Dott.ssa Alessandra Pesante, direttrice della Biblioteca Universitaria di Pisa; la Prof.ssa Marilina Betrò dell’Università di Pisa; il Dott. Claudio Pacifico, ambasciatore d’Italia in Egitto; il Dott. Zahi Hawass, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities.
La mostra rimarrà aperta dal 27 gennaio al 23 febbraio 2010.
Fonte: Archaeogate
Link: la loncandina della mostra
Nell’ambito del progetto “EGITTO VENETO: censimento e catalogazione di materiali egizi ed egittizzanti nei Musei del Veneto”, è in programma un ciclo di conferenze sul tema “Viaggio attraverso l’Egitto”. Gli incontri si terranno nell’Aula Emiciclo presso l'Orto Botanico dell'Università di Padova, con inizio alle ore 15:30.
Il progetto è coordinato da: Università di Padova - Dipartimento di Archeologia (prof.ssa Paola Zanovello), Università di Venezia - Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente (prof. Emanuele Ciampini), Università di Padova - Centro di Ateneo per i Musei (Musei di Scienze Archeologiche e d’Arte e di Antropologia) e Regione del Veneto (Servizio paesaggio culturale e BBCC - Ufficio valorizzazione Patrimonio storico-archeologico).
Nel corso delle conferenze saranno comunicati orari e modalità di visita ai Musei universitari che possiedono collezioni egizie: il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte (dott.ssa A.Menegazzi) e il Museo di Antropologia (dott. N.Carrara). L’ingresso alle conferenze è libero e gratuito. Per informazioni: Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università, piazza Capitaniato, 7, 35139 Padova; tel. 049-8274611/8274576; fax.049-8274613; e-mail del Conservatore: alessandra.menegazzi@unipd.it
Fonte: dArc - il Blog del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova
Link: il programma delle conferenze
Una missione di archeologi egiziani ha portato alla luce ad Alessandria d’Egitto un antico tempio dedicato alla dea egiziana Bastet. L'annuncio del ritrovamento e' stato dato dal Servizio egiziano per le antichità in Egitto, guidato dall'archeologo Zahi Hawass. Durante lo scavo sono state trovate circa 600 statue di epoca tolemaica, molte delle quali raffiguranti l'immagine della dea-gatta Bastet, a dimostrazione che il suo culto andò oltre l’epoca egiziana antica.
Il tempio scoperto era stato edificato in onore della regina Berenice, sposa del re Tolomeo III che governò l'Egitto dal 246 al 222 a.C., ed occupa un’area di circa 60 metri per 15, nel quartiere di Kom el-Dikka ad Alessandria d'Egitto. L’edificio subì molte distruzioni in epoche successive, ed infine fu utilizzato come cava per il recupero di materiali, con la conseguente scomparsa di numerosi blocchi di pietra.
Fonti: Adnkronos, La Repubblica, Washington Post
Consulta l'archivio 2009 delle notizie.