Nell'ambito delle attività culturali di scambio con l'Egitto, la Fondazione Bolognamondo in collaborazione con l'Università di Milano, ha stipulato una convenzione con l'Ambasciata Italiana al Cairo e il Consolato Italiano per la presentazione della mostra di fotografie, organizzata nel 2008 a Bologna, intitolata: "Antonio Beato, il Fotografo dei Faraoni".
La mostra è stata resa possibile grazie alla sensibilità culturale del Governatore di Luxor, Samir Farag e all'impegno del Viceconsole d'Italia, Ladislav O. Skakal.
L'Ambasciatore d'Italia in Egitto Dr. Claudio Pacifico ha deciso di patrocinare l'iniziativa e il Dr. Zahi Hawass, del Supreme Council of Antiquities, ha gentilmente messo a disposizione lastre negative originali di Antonio Beato.
La mostra è stata inaugurata a Luxor, alla biblioteca Suzanne Mubarak, lo scorso 14 Ottobre e sarà visibile fino alla fine di Febbraio 2010. Successivamente l'esposizione verrà trasferita alla Biblioteca di Alessandria d'Egitto e, in Maggio 2010, al Museo Egizio del Cairo.
Antonio Beato fu uno dei più importanti fotografi italiani del XIX Secolo. Egli si trasferì nella terra del Nilo nella seconda metà dell'800, e per più di quarant'anni lavorò come fotografo professionista con residenza a Luxor.
La mostra organizzata dalla Fondazione Bolognamondo, propone la più sostanziosa riproduzione delle immagini di Antonio Beato mai realizzata. Visitandola si ha l'occasione di gettare uno sguardo su un Egitto ormai scomparso e dimenticato.
Link: Ambasciata d'Italia al Cairo
Ad integrazione della mostra "Tutte le anime della Mummia. La vita oltre la morte ai tempi di Sety", attualmente in corso presso il Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme e aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2010, i Musei Civici Archeologici di Chianciano Terme e di Bologna hanno organizzato il convegno dal titolo "L'Egitto in Età Ramesside".
Il convegno si svolgerà presso l'hotel Le Fonti di Chianciano Terme, nei giorni 17 e 18 dicembre 2009.
Consulta il programma presso il portale Archaeogate
Fonte: Archaeogate
Prosegue a Torino l'itinerario internazionale della mostra documentaria sul salvataggio dei Templi di Abu Simbel, in programma dal 28 ottobre al 7 novembre 2009 presso il Castello del Valentino. Gli organizzatori si prefiggono l'obiettivo di sensibilizzare il vasto pubblico alla storia dell'uomo ed alle sue imprese, ma anche di valorizzare quelle personalità che hanno contribuito all'affermazione italiana nei campi dell'archeologia e dei beni culturali, intesi come patrimonio dell'umanità.
Il Prof. Silvio Curto, egittologo piemontese di fama internazionale e Direttore del Museo Egizio di Torino, guidò, dal 1961 al 1969, la Missione Archeologica del Museo Egizio di Torino in Nubia, contribuendo al salvataggio del Tempio di Ellesija, eretto da Thutmosi III, ed ora esposto a Torino, quale riconoscimento dell'Egitto alla partecipazione italiana al salvataggio dei monumenti minacciati dal lago Nasser.
Il Prof. Gustavo Colonnetti, che è stato Rettore del Politecnico di Torino, fu tra gli ideatori del progetto con cui l'Italia vinse la competizione internazionale lanciata dall'UNESCO per salvare i Templi di Abu Simbel. L'impresa, di straordinario impegno tecnico, avrebbe implicato il taglio e il sollevamento dei due colossali costoni rocciosi in cui i Templi erano stati scavati; tale progetto, però, non fu mai realizzato in quanto si preferì adottare la soluzione più economica anche se più invasiva di tagliare i Templi e di rimontarli più in alto.
Link: www.abusimbelexpo.org
Fonte: Mibac
Il sito internet dedicato alla tomba KV63 riporta nuovi aggiornamenti sulle ricerche condotte nella Valle dei Re dal team di Otto Schaden.
La tomba, situata a circa 14,5 metri dal limite sud della KV62, appartenente a Tutankhamon, è l'ultima scoperta in ordine di tempo e la prima ad essere riportata alla luce dopo quella certamente più ricca del giovane faraone, scoperta nel 1922. Il pozzo che conduceva alla KV63, la cui la scoperta è stata annunciata ufficialmente dal Dr. Zahi Hawass il 10 febbraio 2006, è stato rinvenuto qualche giorno prima della fine della missione del 2005.
Da qualche giorno, il sito internet ad essa dedicato riporta nuove foto, il diario di scavo di Otto Schaden e nuove interessanti informazioni su articoli e altre pubblicazioni.
Fonte: www.kv-63.com
Il loro nome, dal greco "obelos", vuol dire piccoli spiedi: sono gli obelischi, simboli solari, per ammirare i quali non bisogna necessariamente andare in Egitto. Ve ne sono molti di più a Roma, visto che l'egittomania nacque proprio quando i Romani, con la conquista della Valle del Nilo (I secolo a.C.), entrarono in contatto con la sua civiltà plurimillenaria.
Il fotografo Carmine Perito ha realizzato una documentazione completa degli obelischi romani, presentata nell'abito della mostra "Pietra angolare. Obelischi a Roma", ospitata fino al 15 ottobre nel Centro Culturale Egiziano (via delle Terme di Traiano, 13). Fotografie in bianco e nero che mostrano le soluzioni pensate dai grandi architetti del passato per valorizzare i monoliti egiziani. Una sala è dedicata agli obelischi propriamente egizi, il Lateranense e il Flaminio di piazza del Popolo, un'altra accoglie quelli di epoca romana, ed infine una sezione è dedicata agli obelischi moderni, come la stele Marconi all'Eur,
fino al più recente "Obelisco Novecento" di Arnaldo Pomodoro del 2004. Le fotografie di Perito ci mostrano una Roma diversa, con una miriade di particolari che spesso sfuggono alla vista, ma necessari per comprendere maggiormente queste realizzazioni che, partendo dall'originario concetto "solare", si arricchiscono a Roma di nuovi elementi simbolici, come le sfere e le croci che ne coronano la sommità.
Fonte: Il Giornale
L'Egitto ha rotto con il Louvre. Il Consiglio per le antichità presieduto da Zahi Hawass chiede la restituzione di cinque frammenti di affreschi provenienti dalla tomba tebana di Tetiky (XVIII din.), considerati "rubati". Fino ad allora sarà sospesa qualsiasi collaborazione con il museo parigino. I frammenti, ha spiegato Hawass, furono comprati dal Louvre nonostante i francesi sapessero che erano state rubati.
Un funzionario del museo francese ha detto che "il processo per la loro restituzione è stato avviato". Tuttavia in Francia è la Commissione Scientifica Nazionale per le Collezioni Museali che deve dare la sua approvazione prima che esse vengano restituite al paese che le reclama, secondo quanto afferma l'agenzia AFP. Per questo motivo l'Egitto ha momentaneamente interrotto la decennale collaborazione con il Louvre, in attesa della loro restituzione.
Zahi Hawass ha spesso lamentato come l'Egitto sia stato depredato di numerosi oggetti chiave per l'eredità culturale del Paese e ha lanciato una campagna internazionale per la loro restituzione. Tra questi vi sono la stele di Rosetta, custodita al British Museum di Londra, il busto di Nefertiti, che si trova a Berlino, lo zodiaco di Dendera, anche questo al Louvre, e il Canone Reale o papiro di Torino, custodito nel Museo egizio della città piemontese.
Ha lasciato la sede provvisoria dell'Altes Museum di Berlino, tra eccezionali misure di sicurezza, per far ritorno dopo quasi 70 anni nella sua sede originaria, il Neues Museum. Il busto della regina Nefertiti è stato trasferito sabato scorso e la notizia resa pubblica oggi; dal giorno 17 ottobre il pubblico potrà tornare ad ammirarla, gratuitamente per due giorni, in una vetrina allestita sotto la grande cupola nord dell'edificio.
Il busto fu rinvenuto agli inizi del XX secolo nel corso degli scavi nella città di Akhetaton, l'odierna tell el-Amarna. Nel 1913 le autorità archeologiche egiziane assegnarono il busto della regina alla missione tedesca, e da allora è esposto in Germania. Trasferito per motivi di sicurezza nel 1943 in una miniera, insieme alle altre opere d'arte del Museo Egizio di Berlino, il busto fece rientro a Berlino nel 1956, per essere esposto al castello di Charlottenburg, nella parte ovest della città; il Neues Museum era stato gravemente danneggiato dai bombardamenti dell'ultima guerra.
Le autorità egiziane hanno recentemente richiesto il rientro in Egitto dell'opera d'arte, a loro dire trafugata.
Fonte: AGI
La Valle dei Re, una delle principali attrazioni turistiche dell'Egitto, rischia tra 150 anni di scomparire, se continuerà ad essere accessibile ai turisti. A lanciare l'allarme è Zahi Hawass, citato dal sito web dell'emittente 'al-Arabiyá.
Il Dr. Zahi Hawass ritiene che troppi turisti affluiscano ogni giorno nel sito archeologico: questo fattore, insieme all'umidità e ai funghi che attaccano sempre di più le tombe della necropoli, porteranno alla rovina del complesso. Secondo Hawass, nelle tombe della Valle dei Re e della Valle delle Regine aperte al pubblico si registrano gravi danni causati dal livello di umidità e dai funghi, causati dalla scarsa ventilazione e dalla grande quantità di visitatori che arrivano ogni giorno. Secondo le stime del Dr. Hawass le tombe scompariranno in un arco di tempo compreso tra 150 e 500 anni. Il governo ha già predisposto delle misure tese a preservare questo patrimonio: sono stati installati nuovi sistemi d'aerazione, è stato ridotto il numero dei turisti che possono accedere alla Valle e alcune tombe sono state chiuse al pubblico.
Fonti: Corriere della Sera, Agence France-Presse
Il Ministro egiziano della Cultura, Farouk Hosni, ha annunciato che la tomba di Horemheb (KV 57), nella Valle dei Re, è stata riaperta in seguito all'installazione di moderne apparecchiature per il controllo del tasso di umidità al suo interno. E' il primo sito archeologico ad essere dotato di simili impianti, che dovrebbero ridurre e controllare il tasso di umidità e la temperatura all'interno della tomba, principali responsabili del degrado delle splendide pitture.
Il Dr. Zahi Hawass, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities (SCA), ha dichiarato che gli impianti sono stati forniti da un'azienda specializzata tedesca che da anni svolge studi scientifici sulle condizioni interne alle tombe; un team di esperti sta valutando l'efficacia di queste tecnologie, per poterle estendere anche alle altre tombe della Valle dei Re.
Fonte: www.drhawass.com
Il 1 agosto si è inaugurata a Tokyo l'esposizione "L'Antico Egitto a Torino", che, con i suoi 150 reperti provenienti dal Museo Egizio di Torino, toccherà cinque città nipponiche in un tour di un anno. La mostra, resa possibile dal grande impegno della Fondazione Museo Egizio, prevede un contributo da parte di sponsor privati giapponesi per il restauro delle opere più a rischio.
Questo evento culturale, supportato dal Ministero degli Affari Esteri giapponese e dall'Ambasciata Italiana in Giappone, consentirà ai visitatori da un lato di prendere diretto contatto con l'arte e la cultura dell'Antico Egitto, dall'altro di scoprire le peculiarità di un museo unico nel suo genere come il Museo Egizio di Torino, che si distingue dalle altre collezioni egizie. Il progetto, quindi, non si limita a presentare al pubblico giapponese l'Antico Egitto, ma va ad indagare il legame singolare che si è stabilito fra la collezione e la città di Torino, creando un vincolo profondo e inscindibile.
Questa mostra è una delle manifestazioni previste per "Italia - Giappone 2009", l'anno di eventi e scambi culturali che stanno avvicinando due paesi geograficamente molto distanti, ma entrambi portatori di tradizioni e storia antiche.
Link: Museo Egizio di Torino
Fonte: Apcom
Da alcuni giorni sono incominciati i lavori di ristrutturazione del Museo Egizio di Torino, che porteranno, entro il 2013, al raddoppio degli spazi espositivi. La fruibilità delle collezioni egizie verrà garantita per tutto il periodo dei lavori, che procederanno di sala in sala: i visitatori potranno continuare ad ammirare i tesori del Museo, trovando una sola sala chiusa. I lavori sono iniziati dal cortile dove saranno scavati due pozzi di 40 metri per estrarre l'acqua necessaria per il condizionamento e il riscaldamento, con notevoli risparmi energetici.
Il progetto di ristrutturazione prevede una nuova hall sottostante al cortile, e una scala mobile che collega tutti i piani; l'allestimento espositivo della collezione egizia, seconda al mondo per importanza dopo quelle del Cairo, sarà completamente rinnovato. A lavori ultimati il Museo Egizio di Torino sarà all'avanguardia con gli standard museali internazionalmente applicati.
Link: Museo Egizio di Torino
Fonte: Nuova Società
Il 22 settembre 2009 sarà inaugurata la nuova sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Parma. L'allestimento accogliere ed espone l'importante collezione di scarabei sigillo di Franco Magnarini, acquistata dalla Fondazione Cariparma nel 2008 e concessa in comodato ventennale e rinnovabile al Museo.
Una presentazione della collezione di scarabei e dell'apparato didattico, riservata però agli insegnanti, si svolgerà il giovedì 24. Sabato 26 settembre, inoltre, in concomitanza con le Giornate Europee del Patrimonio, la dott.ssa Roberta Conversi, responsabile della sezione egizia e del servizio di didattica museale del Museo Archeologico Nazionale di Parma, condurrà una visita guidata all'allestimento della Collezione Magnarini e la sperimentazione del nuovo schermo a navigazione digitale (touchscreen), dedicato alla collezione di scarabei e all'intera sezione egizia del Museo.
Si ricorda che la collezione Magnarini è una delle più cospicue raccolte di scarabei sigillo egizi presenti in Italia e comprende ben 429 scarabei sigillo, tra cui 80 scarabei reali.
Link: Museo Archeologico Nazionale di Parma - La collezione egizia
Fonte: Archeogate
A partire dal 9 luglio e fino al 20 settembre 2009 avrà luogo presso il Museo Archeologico di Firenze la mostra intitolata "Rinascimento faraonico. La XXV dinastia nel Museo Egizio di Firenze”.
L'esposizione ripropone, insieme a reperti di nuova presentazione provenienti dai magazzini del Museo, gli oggetti della collezione fiorentina che hanno arricchito un'altra grande mostra, intitolata "Rinascimento faraonico. Arcaismo e il senso della storia” e presentata nel 2008, su progetto di Francesco Tiradritti, a Lubiana e a Budapest.
I reperti esposti si possono raggruppare essenzialmente in tre nuclei distinti. Il primo presenta alcuni esempi di ritorno al classico, agli stili e alle iconografie dell'Antico e del Medio Regno, che caratterizzano il "Rinascimento" dell'arte di questo periodo. Il secondo nucleo corrisponde al corredo della nutrice di una principessa, figlia del faraone della XXV dinastia Taharqa. Il terzo, infine, è rappresentato da alcuni frammenti provenienti dalla splendida tomba di Montuemhat, a Tebe Ovest.
Fonte: Archeogate
Il Museo Civico Archeologico di Chianciano e il Museo Civico Archeologico di Bologna, in collaborazione con il Museo Egizio di Firenze e i Musei Vaticani, hanno promosso la realizzazione della mostra "Tutte le anime della mummia. La vita oltre la morte ai tempi di Sety I”, che apre al pubblico dal 20 giugno 2009 al 6 gennaio 2010 presso il Museo Civico Archeologico di Chianciano (Siena).
L'esposizione, mettendo a confronto lo straordinario contesto sepolcrale del faraone Sety I (rappresentato per l'occasione da una quarantina di statuette e da un rilievo, riuniti per la prima volta a Chianciano) con un ideale corredo funerario di privato della stessa epoca, si propone di illustrare il rituale funerario egiziano in età ramesside.
Agli oggetti, circa un centinaio in totale, che provengono dalle maggiori collezioni egizie d'Italia, si affianca la ricostruzione parziale di una delle sepolture faraoniche più grandi della Valle dei Re.
La mostra, curata da Daniela Picchi, è affiancata da alcuni eventi destinati ad un pubblico di tutte le età e interessi.
Fonte: Archeogate
All'inizio di giugno, durante il Convegno Nazionale di Egittologia e Papirologia, il Politecnico di Torino ha presentato al Comitato scientifico della Fondazione del Museo Egizio e agli esperti un modello di macchina in grado di spostare enormi blocchi di granito, pesanti fino a dieci tonnellate, attraverso una lunga galleria in salita: tale apparecchiatura, che trova un suo fondamento nelle "Storie” di Erodoto, dove si accenna a una "macchina di corti bastoni”, forse consentirà di dare una spiegazione al problema della costruzione delle piramidi, per le quali furono utilizzati blocchi pesanti decine di tonnellate.
Grazie alla tecnica dell'argano spagnolo e dell'attorcigliamento delle funi, dunque, un solo uomo avrebbe potuto trasportare senza troppe difficoltà grossi blocchi nella Grande Galleria presente nella piramide di Cheope.
Fonte: La Repubblica