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Notizie 2011

l'edificio della biblioteca incendiato

17/12/2011 - Cairo: incendio distrugge gli archivi napoleonici dell’Istituto egiziano delle Scienze

Durante violenti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine nella giornata di sabato 17 dicembre alcune bombe incendiarie lanciate dai manifestanti hanno raggiunto l’edificio in cui era ospitata la biblioteca dell’Istituto egiziano delle Scienze. L’incendio che ne è seguito ha distrutto documenti preziosi di grande valore storico. Dopo lo spegnimento delle fiamme numerosi volontari hanno cercato tra le rovine dell’edificio di mettere in salvo quello che le fiamme avevano risparmiato dei circa 20 mila volumi antichi un tempo presenti. Tra i documenti distrutti, anche un originale della Description d’Egypte e, secondo quanto dichiarato dal ministro dell'Interno Kamal Ganzouri, anche mappe ed altri documenti preservati sin dalla costruzione del centro scientifico nell'agosto del 1798 durante la spedizione francese in Egitto di Napoleone Bonaparte, creato come succursale locale dell’Accademia delle Scienze.
Alla CNN alcuni manifestanti hanno dichiarato di ignorare che quella fosse una biblioteca e di aver risposto al fuoco dei militari appostati sulle costruzioni vicine alla biblioteca.

Fonti: AdnKronos, Booksblog

un reperto del Museo Egizio di Firenze

24/09/2011 - Il Museo Egizio di Firenze si rinnova con due sale

Riaprono al pubblico due sale del Museo Egizio di Firenze, nelle quali sono esposti reperti relativi all’ultima parte della storia della civiltà egizia: dopo un’attesa durata quasi dieci anni, saranno infatti nuovamente visibili le stanze dedicate alla collezione tolemaica e romano-copta.
Create nel 1998 in occasione di un gemellaggio con il Louvre, le sale furono chiuse nel 2002 in attesa di una sistemazione definitiva. Il nuovo allestimento di questa sezione, insieme al rinnovamento di una sala già aperta al pubblico, vedrà la presenza di importanti reperti, alcuni mai esposti prima, altri, come un affascinante ritratto di donna del Fayum, già presenti nel museo.
Nella prima sala, insieme a oggetti di vita quotidiana e a un importante sfinge di pietra, è esposto anche il corredo funebre di Takerheb, costituito dal sarcofago e dai suoi gioielli. L'inaugurazione sarà arricchita da una mostra fotografica di Anna Maria Romoli e Rino Sica, ''Il fascino eterno dell'antico Egitto'', che guiderà i visitatori in un suggestivo percorso attraverso il deserto e le piramidi dell'antica terra d'Egitto.

Fonti: Archaeogate, IlReporter

la copertina dell'ultimo volume di Leclant

19/09/2011 - E’ morto Jean Leclant, egittologo di fama mondiale

L'egittologo francese Jean Leclant, autore di importanti scoperte sulla civiltà dei faraoni, è morto a Parigi all'età di 91 anni. Fin dai primi anni Cinquanta Leclant ha operato in Egitto, ma anche in Sudan ed Etiopia, effettuando scavi e scoperte fondamentali, specialmente nella zona di Saqqara e in altri siti egiziani a sud del Cairo.
In oltre 50 anni ha esteso le sue indagini a tutta la civiltà antico egiziana, dalle sue origini fino alla decadenza, nonché alla sua diffusione nel mondo mediterraneo, come dimostrano i suoi studi su Cipro. Jean Leclant era professore emerito di egittologia dell'Università della Sorbona di Parigi, membro dell'Istituto francese di Archeologia del Cairo, docente al College de France e direttore di studi all'Ecole Pratique des Hautes Etudes; faceva parte di numerose accademie in Italia, Inghilterra, Belgio, Germania, Romania, Russia, Svezia e Danimarca.
Autore di oltre cinquanta pubblicazioni, tra le sue opere spiccano le monumentali imprese “Il tempo delle piramidi”, con Jean Vercoutter, e “L'impero dei conquistatori”, con Christiane Desroches-Noblecourt. La sua ultima opera è un ''Dizionario dell'Antichità'' che uscirà in Francia agli inizi di ottobre.

Fonti: Adnkronos, LeFigaro

il balsamario dell'Università di Bonn

23/08/2011 – Nuove ipotesi sulla morte di Hatshepsut

Dopo due anni di ricerca, i responsabili dell’Università di Bonn hanno concluso che la regina Hatshepsut sarebbe morta a causa dell’uso di una lozione per la pelle, i cui residui sono stati ritrovati all’interno di un piccolo recipiente con inscritto il suo cartiglio: questo reperto è conservato nel Museo Egizio proprio dell’Università di Bonn.
Analizzando i residui i ricercatori hanno concluso trattarsi di una lozione per la pelle, creata con un miscuglio di olio di palma e di noce moscata, sostanze che possono alleviare alcune malattie della pelle, ma anche con il benzopirene, un idrocarburo aromatico altamente cancerogeno.
Secondo Michael Höveler-Müller, curatore della collezione, un uso prolungato nel tempo della lozione avrebbe favorito il sorgere di tumori che avrebbero determinato la morte di Hatshepsut. Su questi risultati pare non ci sia unanime consenso.

Fonte: Discovery News, ANSA

la nuova stele scoperta a Ismailia

14/08/2011 – Ismailia: una nuova stele iscritta della XXVI dinastia

Sul sito di Tell el-Dafna, nella regione di Ismailia, una missione di scavo egiziana ha ritrovato una stele del faraone Wah-ib-Ra, conosciuto come Apries (XXVI dinastia). Il reperto, che risulta rotto in due pezzi, reca una iscrizione geroglifica, il cui contenuto sembra essere di carattere religioso; anche la base della stele è stata individuata.
Mohamed Abdel Maqsoud, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA), ha affermato che gli scavi eseguiti a Tel El-Dafna negli ultimi tre anni hanno rivelato che il sito non era solo un insediamento militare con mercenari greci, ma comprendeva anche un insediamento urbano egiziano edificato sotto il regno di Psammetico I, all'inizio della XXVI dinastia. Sono stati inoltre individuati dei grandi magazzini, posti ai lati est e sud del sito, con numerosi vasi di ceramica modellati a forma del dio Bes e vasellame importato da Cipro, a dimostrazione delle relazioni commerciali tra l'Egitto e la Grecia in questo particolare momento storico. Non mancano neppure laboratori per la produzione di utensili in bronzo, con forni per la fusione del metallo. E’ stato individuato anche un tempio.

Fonte: Ahram

statua di Amenhotep III al museo di Luxor

06/08/11 - Trovati a Londra alcuni reperti egizi trafugati

L’attuale segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA) Mohamed Abdel-Maqsoud ha dichiarato, in un comunicato rilasciato alla stampa, che SCA e Ambasciata egiziana del Regno Unito, in collaborazione con il British Museum di Londra, sono riusciti a fermare la vendita di quattro reperti archeologici sottratti nei giorni della rivoluzione a Luxor.
Il comunicato afferma inoltre che un collezionista americano avrebbe cercato di vendere i quattro oggetti, pare provenienti da una statua di Amenhotep III, e che la casa d'asta incaricata della vendita avrebbe fatto autenticare i pezzi da un funzionario del British Museum. Un team di esperti inglesi, tedeschi ed egiziani è poi giunto alla conclusione che i pezzi sarebbero stati sottratti dal Museo di Luxor, da una statua di Amenhotep III, durante i giorni della rivoluzione.
Attualmente questi reperti, sottratti al mercato clandestino di antichità, sono in attesa di rientrare in Egitto.

Fonte: The Egyptian Gazette

il sito in cui è stata rinvenuta l'iscrizione

04/07/11 – Gli archeologi delle Università di Bologna e di Yale scoprono la più antica immagine di un faraone

Una missione congiunta delle Università di Bologna e di Yale ha scoperto la più antica immagine di un re dell'antico Egitto, risalente ad un periodo intermedio tra il Re Scorpione e Narmer (3200 a.C. circa), quindi tra la dinastia “zero” e la prima dinastia; alla scena è pertinente un’iscrizione geroglifica che ha come oggetto una riscossione di tasse.
La scoperta è avvenuta durante il lavoro di documentazione grafica e digitale nel sito di arte rupestre di Nag el-Hamdulab, scoperto a metà del 1900 e collocato sulla riva occidentale, a nord di Assuan. La scena rappresenta per la prima volta un corteo regale con un sovrano che, al centro della scena, indossa la Corona Bianca dell’Alto Egitto e viene accompagnato dal «seguito di Horus», ovvero dalla corte reale: alla barca del “seguito di Horus” farebbe riferimento l’iscrizione geroglifica.
Il team italo-americano ha effettuato una ricostruzione computerizzata della scena che, dall’epoca della scoperta, è stata danneggiata.

Fonti: Corriere Bologna, Repubblica Bologna

l'apertura della fossa contenente la seconda barca solare

25/06/2011 – Aperta la fossa contenente la seconda Barca Solare di Cheope

Il 23 giugno, sotto la supervisione del Ministro delle Antichità, Dr. Zahi Hawass, è stata sollevata la prima delle 41 lastre di calcare che da 4500 anni proteggevano la seconda barca solare di Cheope. Nel 1954 furono scoperte nei pressi della piramide di Cheope due fosse contenenti altrettante imbarcazioni in legno accuratamente smontate: una di esse fu subito recuperata e riassemblata per essere esposta nel Museo della Barca Solare, a fianco della Piramide di Cheope, mentre la seconda fu lasciata al suo posto, ritenendo la fossa scavata nella roccia sufficientemente sicura per la sua conservazione. A 30 anni dalla scoperta furono fatti sondaggi e prelevati dei campioni per verificarne l’integrità, ma si registrò l’eccessiva presenza di umidità e di insetti in grado di danneggiarla. Per questo motivo Zahi Hawass ha deciso di procedere con il suo recupero.
Rimossa parte della chiusura, la situazione è apparsa meno grave di quanto ipotizzato. Durante la rimozione del primo blocco è stato trovato un cartiglio di Cheope, il secondo ritrovato nell’ambito del suo complesso piramidale, e il nome del principe Djedefra senza cartiglio: questa scoperta attesterebbe che la seconda barca fu sepolta durante il regno di Cheope. Nella fossa della prima imbarcazione, al contrario, il rinvenimento del solo cartiglio di Djedefra aveva portato a ipotizzare che fosse stata interrata sotto il regno di Djedefra, successore di Cheope.
Secondo quanto ha affermato dal Ministro, l’imbarcazione, costruita in legno di cedro del Libano e di acacia egiziana, sarà restaurata dall’equipe del professor Yoshimura, Direttore della Waseda University, con un lavoro di almeno quattro anni; sarà quindi esposta nel nuovo museo in costruzione, che verrà inaugurato nel 2015.

Fonti: Dr. Hawass, Luxor Times

Mme. Desroches Noblecourt

24/06/2011 - Addio alla ‘Grande Dame du Nil’, Mme. Desroches Noblecourt

E’ morta all’età di 97 anni, in una casa di riposo di Sezanne, nel dipartimento della Marna, l’archeologa francese Christiane Desroches Noblecourt. Prima donna egittologa, soprannominata la 'gran dama' dell'antico Egitto, fu per molti anni, a partire dal 1938, conservatrice della sezione egizia del Museo del Louvre di Parigi; conquistò la fama di 'erede' di Jean-François Champollion e, negli anni, diede un importante contributo alla diffusione della conoscenza dell'antico Egitto presso un vasto pubblico.
Fu lei che salvò i templi di Abu Simbel: negli anni ‘60, con l’Unesco, lanciò un appello al mondo intero per trovare i fondi necessari per lo spostamento degli antichi monumenti minacciati dall’apertura della diga di Assuan. Alla richiesta di aiuto della Desroches Noblecourt risposero ben 113 Paesi. Partì così una straordinaria opera ingegneristica alla quale parteciparono anche esperti cavatori italiani.
Christiane Desroches Noblecourt ha scritto numerosi libri tra cui uno in particolare dedicato a Tutankhamon, il faraone bambino in onore del quale, nel 1967, organizzò anche una mostra al Louvre di Parigi che registrò un numero record di visitatori. L’altra grande esposizione da lei curata e inaugurata nel 1976 fu dedicata invece a Ramses II.
Prima donna a ricevere la medaglia d’oro del CNRS, l’egittologa francese ha ricevuto anche la medaglia Unesco ed è una delle rarissime donne ad aver ricevuto la gran croce della Legion d’onore.

Fonti: Le Monde, AdnKronos, TGcom

la tomba di Horemheb a Saqqara

24/05/2011 – L’apertura di nuovi siti per il rilancio del turismo in Egitto

Il Ministro delle Antichità dell'Egitto Zahi Hawass ha annunciato l'apertura ai turisti di alcune tombe sinora inaccessibili per restauri. A Saqqara saranno visitabili la tomba che Horemheb si fece edificare prima di divenire faraone, e quella di Maya, tesoriere del re Tutankhamon che, sebbene mai completata, conserva ancora il pilone di mattoni crudi e frammenti di rilievi che raffigurano Maya e sua moglie Merit mentre ricevono offerte. Entrambe risalgono alla fine della XVIII dinastia, e i loro proprietari furono figure molto importanti nel corso di uno dei periodi più tumultuosi di tutto l'Egitto, il periodo di Amarna.
Le altre tombe ora aperte al pubblico sono: quella di Merneith ad Abido; quella di Tia e di sua moglie Tia, figlia di Ramesse II, a Saqqara, nonché quelle di Ptahemwia, Pay e Raia.
Hawass ha precisato che gli interventi sono stati volti al restauro delle tombe, a riportare alcuni manufatti al loro posto originario, e al posizionamento di pannelli di plexiglass su pareti e soffitti per proteggere le decorazioni delle tombe, in particolare quella di Maia e Tia, a causa del gran numero di turisti che visiteranno questi siti.

Fonti: Dr. Hawass, eTurboNews

medinetMadi

08/05/2011 - Medinet Madi, inaugurato il parco archeologico del Fayyum

Domenica 8 maggio alla presenza del Ministro Zahi Hawass è stato inaugurato il Medinet Madi Visitor Center, la struttura che accoglierà i visitatori del sito archeologico dell'oasi. Lo scavo è stato condotto dall’Università di Pisa, con un lavoro durato molti anni.
Medinet Madi fu fondata durante il Medio Regno, dai faraoni Amenemhat III e Amenemhat IV della XII dinastia, come un semplice villaggio agricolo di nome Dja; nel periodo tolemaico divenne nota con il nome di Narmouthis "la città di Renenutet-Hermouthis", nome che le deriva dalla presenza di un tempio dedicato alla dea dalla testa di cobra Renenutet e al dio coccodrillo Sobek di Scedet, protettore della regione del Fayyum e della sua capitale, Scedet.
Durante le ricerche, l'Università di Pisa ha anche scoperto dieci chiese copte risalenti dal V al VII sec d.C., un tempio tolemaico del 332-30 a.C., dedicato a due coccodrilli e comprendente una struttura con volta a botte utilizzata per l'incubazione delle uova di coccodrillo, e un accampamento fortificato di epoca romana risalente all’epoca di Diocleziano (284-305 d.C).
E’ stata predisposta una zona di rispetto intorno a Medinet Madi per meglio conservare il tempio e per limitare il disturbo delle attività agricole adiacenti. L’inaugurazione è parte di un progetto più ampio che mira alla valorizzazione turistica del sito e delle località adiacenti, come quelle di el-Rayan e di Wadi El-Hitan.

Fonti: Archaeogate, Dr. Hawass

alcuni dei blocchi della statua fotografati nel 2006

26/04/2011 - ‘Ri-trovata’ statua colossale di Amenhotep III

Una nuova statua del faraone Amenhotep III, vissuto tra il 1390 e il 1352 a.C., è stata riportata alla luce nelle vicinanze del suo Tempio di Milioni di Anni a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Con la sua altezza di 13,65 metri, è tra le più grandi sinora scoperte; realizzata in quarzite, si compone di sette grossi frammenti ed è mancante della testa. Si tratterebbe con tutta probabilità di una delle due statue sistemate all'ingresso nord dell'edificio, che sarebbero state distrutte da un terremoto nel 27 a.C. Lo riferisce Zahi Hawass, Ministro di Stato per le Antichità egizie.
Le prime notizie di questa statua risalgono agli anni ’70 quando gli egittologi Labib Habachi e Gerhard Haeny la documentarono ma la lasciarono in situ parzialmente interrata. Alcuni dei grandi blocchi, infatti, erano ancora liberamente visibili passeggiando per i campi nei pressi del Tempio di Amenhotep III (vedi foto, scattata nel 2006).
Il Dr. Zahi Hawass riferisce che “la missione archeologica sta lavorando ora a pulire i sette blocchi in cui è divisa la statua, per poi ricomporli, e sta ancora cercando la testa”. Il team di scavo ritiene inoltre di aver individuato anche la seconda statua, che sarà presto recuperata.

Fonti: Adnkronos, Dr. Hawass, Luxor Times Magazine

gli oggetti del Museo egizio da poco ritrovati

12/04/2011 – Quattro preziosi oggetti fanno ritorno al Museo Egizio del Cairo

Il Ministro per le Antichità dr. Zahi Hawass, attraverso il proprio sito internet, comunica il recupero di altri 4 preziosi reperti sottratti al Museo Egizio del Cairo. Il ritrovamento è avvenuto in un cestino della metropolitana, dove sono stati abbandonati probabilmente poichè invendibili sul mercato antiquario. Un cittadino, accortosi del pacchetto, lo avrebbe aperto e quindi consegnato al Museo con il suo contenuto.
Gli oggetti contenuti nel pacco e ritrovati sarebbero: la statua dorata di Tutankhamon che impugna l’arpione, la cui parte inferiore fu lasciata nel Museo e venne rinvenuta danneggiata; uno dei dieci ushabti provenienti dal corredo di Yuya e Tuya, recuperato integro; parte di un ventaglio, che risulta danneggiato; due pezzi di una trombetta pertinente al tesoro di Tutankhamon, in buono stato. Tutti i pezzi, una volta restaurati, potranno essere nuovamente esposti. Secondo Zahi Hawass mancherebbero all’appello ancora 37 oggetti.

Fonti: Dr. Hawass, Heritage Key

interno del Museo Egizio del Cairo

11/04/2011 – Quasi mille i reperti sottratti al patrimonio archeologico egiziano

In una intervista rilasciata per il quotidiano spagnolo El Mundo il Ministro Zahi Hawass ha detto che dall’inizio delle proteste popolari contro il governo sono stati sottratti, dai musei e dai siti archeologici egiziani, circa 1.000 reperti. “Fino ad ora abbiamo individuato molti colpevoli: si tratta di criminali in cerca di oro o di mummie, a cui mancava la conoscenza del valore di ciò che rubavano”.
Secondo Zahi Hawass “non erano organizzati ma, vivendo nei pressi dei siti archeologici, hanno approfittato della situazione per depredare. Sono stati rubati”, prosegue il Ministro, “1.000 reperti, ma non vi sono tra di essi i pezzi più pregiati; esistendo un catalogo di quanto trafugato, sarà molto difficile che essi lascino il paese”. L’elenco sarà consegnato all’UNESCO.
Il dr. Hawass ha aggiunto che l’obiettivo maggiore dei ladri, oltre al Museo Egizio del Cairo, sono state le tombe di Hetp-Ka a Saqqara e di Em-pi a Giza.

Fonte: Daily News Egypt

affresco minoico da Tell el-Dab'a

11/04/2011- Il magazzino delle antichità a Tell el-Dab’a saccheggiato da una banda armata

Alcuni saccheggiatori armati hanno fatto irruzione giovedì scorso nel magazzino delle antichità a Tel El-Dab’a, l’antica Avaris capitale del regno Hyksos, asportando e distruggendo numerosi reperti.
Mohamed Abdel Maqsoud, capo del servizio centrale di Antichità di Alessandria e del Basso Egitto, ha detto che il magazzino conteneva i reperti trovati dalle missioni di scavo olandesi e tedesche che hanno operato sul sito di Avaris negli ultimi 30 anni. Tra questi si trovava anche una raccolta di antichi vasi di terracotta e di amuleti. Attualmente è in corso la realizzazione di un inventario per determinare il numero di oggetti trafugati.

Fonte: Ahram Online

Cairo. Piazza Tahrir e, sullo sfondo, il Museo Egizio

09/04/2011 - Il Museo Egizio del Cairo chiude ancora le sue porte

Il Museo Egizio del Cairo e' stato nuovamente chiuso a causa degli scontri tra l’esercito e i manifestanti avvenuti in questi ultimi giorni in piazza Tahrir. La comunicazione di questa chiusura, decisa per motivi puramente precauzionali, viene l’ufficio del neo Ministro delle Antichità Zahi Hawass, con la precisazione che le straordinarie collezioni del museo sono assolutamente 'intatte'.
Durante il corso della giornata numerosi spari sono stati uditi nelle strade intorno alla piazza su cui si affaccia il Museo e già dalla mattina il palazzo era stato difeso da un cordone di studenti e addetti ai quali si sono aggiunti anche alcuni manifestanti.

Fonte: ANSA

Il neo Ministro delle Antichità egiziane, Zahi Hawass

30/03/2011 – Zahi Hawass torna a capo delle antichità egiziane

Zahi Hawass è stato nuovamente nominato ministro delle Antichità egiziane, incarico che aveva già ricoperto a febbraio, chiamato dall’ex presidente Mubarak, e che aveva lasciato a seguito delle razzie subite dal Museo Egizio del Cairo e da altri importanti siti archeologici del paese.
In un colloquio con il generale Tantawi, comandante delle Forze Armate, si sono discusse le misure urgenti per salvaguardare il patrimonio culturale dell’Egitto e per recuperare, anche con l’aiuto dell’UNESCO e della comunità internazionale, tutti i reperti scomparsi nei giorni della rivoluzione. Come primo atto del suo nuovo mandato, Hawass ha sanzionato 500 abusi effettuati sui siti archeologici nelle ultime settimane e ha annunciato la ripresa di tutti i progetti che si erano fermati a causa delle sommosse popolari.

Fonti: Ahram Online 1, Ahram Online 2

bassorilievo con volto di Osiride, dal Museo di Firenze

12/03/2011 - In mostra a Orvieto 'Il Fascino dell'Egitto'

Una grande mostra sull'Egitto sarà allestita dal 12 marzo al 2 ottobre a Orvieto - “Il fascino dell'Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto” - coordinata da Giuseppe M. Della Fina, direttore scientifico della Fondazione per il Museo Claudio Faina, e curata dalle egittologhe Elvira D’Amicone (Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo di Antichità Egizie di Torino) e Massimiliana Pozzi (Società Cooperativa Archeologica).

Circa 250 reperti provenienti da quattordici collezioni italiane verranno presentati in due sedi espositive: il Museo Claudio Faina e Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. Si tratta di una mostra originale, studiata appositamente per Orvieto, che ripercorre le tracce e i ritrovamenti degli egittologi partiti dal nostro Paese alla volta delle sponde del Nilo. Il titolo "Il fascino dell'Egitto" è preso in prestito da un volume di Filippo Tommaso Marinetti pubblicato nel 1933, ma apparso inizialmente a puntate sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino: un vero reportage lirico in cui la dialettica fra passato e presente - sempre drammaticamente vissuta dal poeta - raggiunge un inusuale perfetto equilibrio.
L’esposizione aspira proprio a raggiungere un equilibrio tra passato e presente, sia attraverso le storie di avventurieri, archeologi e intellettuali italiani che tra Ottocento e Novecento hanno reso l'Italia ricca di collezioni egizie, sia attraverso la presentazione di reperti di una cultura tanto lontana nel tempo e nello spazio e tanto vicina nell’aspirazione naturale dell’uomo all’eternità. Cadendo poi la mostra nel Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia non mancherà anche una riflessione sui rapporti fra politica, cultura e archeologia.
Nella sezione dedicata alla figura dell'egittologo Ernesto Schiaparelli, prima direttore del Museo Egizio di Firenze e poi di quello di Torino, si parlerà anche del suo fidato collaboratore Francesco Ballerini, del quale saranno in esposizione due lettere autografe, in prestito dagli archivi del CEFB. Nei prossimi mesi il CEFB organizzerà un breve viaggio a Orvieto per la visita alla mostra.

Fonte: Il sito web della mostra

il Museo Egizio del Cairo

30/01/2011 - “Il mio cuore è spezzato e il mio sangue sta bollendo”, dal suo sito Zahi Hawass riassume la situazione delle antichità egiziane

Le cronache di questi giorni ci tengono aggiornati sugli eventi che stanno sconvolgendo l’Egitto, lasciando poco spazio, forse, alla situazione della antichità egiziane. In merito, riportiamo le parole dello stesso Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, pubblicate sul suo sito:

"Venerdì 28 gennaio 2011 il Museo Egizio del Cairo non era ben custodito e circa un migliaio di persone ha cominciato a scavalcare il muro sul lato est, saltando nel cortile. Le persone sono entrate in un negozio di souvenir, hanno rubato tutti i gioielli e sono fuggiti, scambiando fortunatamente il negozio per il museo. Tuttavia, dieci uomini, avendo scoperto le scale antincendio poste sul retro del negozio, sono entrati nelle sale. I criminali hanno rotto le vetrate del tetto e hanno utilizzato delle corde per calarsi all'interno, coprendo i quattro metri dal soffitto al pavimento. (…) Successivamente, tre ufficiali e molti giovani egiziani presenti hanno contribuito a impedire che altre persone entrassero nel museo. Fortunatamente il venerdì sera è arrivato l'esercito, dando ulteriore assistenza alla sicurezza. (…)
I criminali che hanno rubato i gioielli dal negozio di souvenir sono andati nella galleria dedicata al Periodo Tardo, ma, non trovando l'oro, hanno rotto tredici vetrine e gettato le antichità sul pavimento. Poi si sono diretti alle gallerie di Tutankhamon. Grazie a Dio, hanno aperto solo una vetrina! I criminali hanno trovato una statua del re su una pantera, l’hanno rotta e gettata sul pavimento. Sono sollevato che tutte le antichità danneggiate possano essere restaurate e che la polizia turistica abbia catturato i criminali. Sabato l'esercito ha poi riportato la sicurezza al museo; io l’ho lasciato solo alle 3:00.
Sono comunque lieto che non tutti gli egiziani siano stati coinvolti nel saccheggio del museo, ma solo un numero molto piccolo di persone. Purtroppo, una sola voce criminale è più forte di un centinaio di voci di pace. Il popolo egiziano sta invocando la libertà, non la distruzione.
veduta del Cairo dall'alto Il coprifuoco è ripreso nel pomeriggio di Sabato, alle 16:00, e io sono rimasto per tutta la notte a ricevere i messaggi dai miei ispettori a Saqqara, Dahsur e Mit Rahina. I magazzini di Abusir sono stati aperti e non riuscivo a trovare nessuno che proteggesse le antichità del sito. In questo momento io ancora non so cosa è successo a Saqqara, ma mi aspetto di sentire presto gli ispettori. A est di Qantara, nel Sinai, abbiamo un grande magazzino contenente le antichità del Museo di Port Said. Purtroppo, un gruppo di armati di pistole è entrato in questo magazzino, ha aperto alcune casse e preso oggetti preziosi. Altri gruppi hanno tentato di entrare al Museo copto, nel Royal Jewellery Museum, nel Museo Nazionale di Alessandria e nell’El Manial Museum. Per fortuna, i dipendenti lungimiranti del Royal Jewellery Museum hanno nascosto e messo in sicurezza tutti gli oggetti prima di partire.
Il mio cuore è spezzato e il mio sangue sta bollendo. Sento che tutto ciò che ho fatto negli ultimi nove anni è stato distrutto in un giorno, ma tutti gli ispettori, i giovani archeologi e gli amministratori mi stanno chiamando da siti e musei di tutto l'Egitto per dirmi che daranno la loro vita per proteggere la nostra antichità. Molti sono i giovani egiziani per le strade che stanno cercando di fermare i criminali. Viste le circostanze, questo comportamento non sorprende; criminali e gente senza coscienza sta derubando il loro paese. Se mancasse la luce a New York o a Londra, anche solo per un'ora, si verificherebbe lo stesso comportamento criminale. Sono orgoglioso che gli egiziani vogliano fermare questi delinquenti per proteggere l'Egitto e il suo patrimonio.
Al momento attuale Internet non è stata ripristinato in Egitto; ho inviato per fax la presente dichiarazione ai miei colleghi in Italia e da Londra è stata caricata sul mio sito."

Speriamo che tutto questo finisca al più presto e che il popolo egiziano possa ritrovare la serenità.

Fonte: Dr. Hawass

il busto di Nefertiti

26/01/2011 - Nefertiti nuovamente contesa tra Berlino e Il Cairo

L'Egitto è tornato nuovamente a chiedere alla Germania la restituzione del busto della regina Nefertiti, capolavoro dell'arte amarniana, esposto dal 2006 al Neues Museum di Berlino. Il Dr. Zahi Hawass avrebbe inoltrato questa richiesta al Presidente della Prussian Cultural Heritage Foundation, con il pieno appoggio del Primo Ministro egiziano e del Ministro della Cultura. Tuttavia Berlino ha rigettato la richiesta, affermando che, in realtà, questa non sarebbe stata firmata da alcun ministro.
La controversa questione, che divide i due paesi da qualche anno, è ormai nota: il busto in calcare, scoperto nel 1912 dall'egittologo Ludwig Borchardt a Tell el-Amarna, fu trasferito in Germania in circostanze che le autorità egiziane definiscono poco chiare. Basandosi sui diari di Borchardt, sembra che l’archeologo tedesco abbia descritto il reperto come un generico busto di gesso, minimizzandone il valore artistico e riuscendo in tal modo ad ottenere l’autorizzazione al trasferimento a Berlino.
Quella del busto di Nefertiti è solo una delle restituzioni richieste dalle autorità egiziane a collezioni straniere: ricordiamo, fra le altre, anche la Stele di Rosetta al British Museum di Londra e la statua di Ramesse II al Museo Egizio di Torino.

Fonte: Il Sole24Ore

la doppia statua in esposizione al Museo Egizio del Cairo

11/01/2011 - Rinvenuti sei pezzi mancanti della statua del faraone Amenhotep III e della regina Tiye

Il Ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosny, ha annunciato oggi che sei pezzi mancanti della doppia statua colossale della XVIII dinastia, rappresentante il faraone Amenhotep III e la regina Tiye, sua sposa, sono stati scoperti nell’area del tempio funerario dello stesso sovrano, sulla riva occidentale del Nilo, a Luxor. La statua, scoperta a Medinet Habu da Mariette, nel 1889, è attualmente esposta nella sala principale del Museo Egizio del Cairo.
I nuovi frammenti sono stati rinvenuti durante lo scavo da parte di una missione egiziana diretta dal Dr. Zahi Hawass, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities (SCA). Hawass ha ricordato che, quando la statua fu scoperta, un team italiano si occupò del restauro, integrando la parti mancanti con materiale moderno. Dei pezzi oggi recuperati, quelli pertinenti alla figura di Amenhotep III provengono dal lato destro del petto, dal copricapo nemes e dalla gamba; mentre quelli pertinenti alla figura della Regina Tiye includono una sezione della sua parrucca, porzioni del braccio sinistro, dita e piedi. Insieme a questi frammenti è venuta alla luce anche una piccola sezione della base della statua. I reperti, le cui misure vanno da un minimo di 47 cm fino a un massimo di 103 cm, si trovano ancora presso il sito del tempio funerario di Amenhotep III, ma presto saranno trasferiti al Museo Egizio del Cairo per il restauro e la ricollocazione nella loro posizione originaria, sulla statua.
L'archeologo Abdul Ghafar Wagdy, supervisore dello scavo presso il sito, a Luxor, ha comunicato che i nuovi rinvenimenti sono avventi grazie al grande progetto di abbassamento del livello di falda, attualmente in corso sulla riva occidentale del Nilo. Questi frammenti, infatti, sono solo alcuni dei quasi mille che sono già stati recuperati e la cui datazione giunge fino all’epoca copta.

Fonti: Eturbonews.com, NewsDiscovery

il cartellone all'esterno della tomba di Tutankhamon

07/01/2011 - Chiude al pubblico la tomba di Tutankhamon

Zahi Hawass, segretario generale dello SCA – Supreme Council of Antiquities, ha annunciato che, a causa del numero eccessivo di visitatori, la tomba del faraone Tutankhamon, nella Valle dei Re, sarà a breve chiusa ai visitatori per evitare che subisca ulteriori danni. Tale misura cautelativa sarà applicata anche alla tomba di Sethi I, padre di Ramesse II, e alla tomba della regina Nefertari, peraltro già da anni interdette ai visitatori. Senza tali misure queste tombe rischiano la completa distruzione nell’arco di soli due secoli: infatti, il sudore e l’umidità derivanti dalla presenza umana, unite alle temperature che in estate superano i 50 gradi, innescano un processo di forte degrado delle superfici dipinte.
Un team egiziano di esperti, tuttavia, sta lavorando per preparare le riproduzioni esatte delle tre tombe, che verrebbero ricostruite nei dintorni, in siti scavati appositamente nei pressi della Carter House; gli originali rimarrebbero a disposizione solo di pochi selezionati visitatori e degli studiosi.

Fonti: Il Messaggero, RaiNews24


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