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Notizie 2012

La copertina del libro dedicato a Ballerini

24/11/2012 – Pubblicati gli atti della Giornata di studi dedicata a Francesco Ballerini

A poco più di due anni dalla mostra e dalla giornata di studi che il CEFB ha organizzato per celebrare il centenario della morte di Francesco Ballerini (Como 1877-1910), ne vengono ora pubblicati gli atti. Il volume, edito da NodoLibri e curato da Anna Consonni, Tommaso Quirino e Angelo Sesana, raccoglie, oltre a una nota introduttiva di Patrizia Piacentini, i contributi dei relatori Angelo Sesana, Christian Leblanc, Alessandro Roccati e Beppe Moiso.
Egittologo e orientalista, Francesco Ballerini iniziò poco più di cento anni fa la sua carriera presso il Museo Egizio di Torino. Durante un’intensa serie di campagne di scavi in Egitto, condotta al fianco di Ernesto Schiaparelli quale fidato collaboratore, ha partecipato attivamente ad alcune delle più importanti scoperte dell’Egittologia degli inizi del ‘900, una fra tutte quella della tomba della regina Nefertari nella Valle delle Regine, a Luxor (Tebe Ovest).
Il volume ospita anche i testi di oltre cento lettere inviate dallo stesso Ballerini ai famigliari durante le campagne di scavi in Egitto, nonché numerose fotografie da lui scattate in quelle occasioni. Attraverso questi documenti si potranno ripercorrere, con le parole del suo protagonista, gli anni esaltanti dell’attività di Ballerini in Egitto, riassunto di una carriera breve, ma sicuramente intensa.
Per ordinare il libro e per altre informazioni visita la sezione libri.

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La sepoltura di Gebelein

16/11/12 – La mummia ‘Ginger’, un giallo risolto con il 3D

La mummia di “Ginger”, esposta al British Museum di Londra dal 1901, è stata sottoposta a TAC presso il Cromwell Hospital di Londra da parte di esperti di antropologia forense, al fine di studiarne per la prima volta gli organi interni e accertarne le cause di morte. Ginger, noto in letteratura come “l’uomo di Gebelein” ma così soprannominato per la colorazione rossastra dei suoi capelli, è vissuto nel XXIII secolo a.C. ed è stato rinvenuto nella zona desertica di Gebelein, sepolto in posizione fetale.
Secondo gli studiosi che hanno esaminato i risultati di questa “autopsia virtuale” l’uomo era abbastanza giovane quando morì, fra i 18 e i 21 anni, stando allo sviluppo muscolare rilevato. La causa del suo decesso, invece, sarebbe da attribuire ad un colpo ricevuto alle spalle e inferto con una lama di rame o di selce di almeno cinque centimetri di lunghezza. All’altezza della scapola sinistra, infatti, è stata localizzata una lesione che potrebbe essere la causa diretta della morte dell’individuo.

Fonti: La Repubblica, The Telegraph

La statua rinvenuta a Tell Basta

08/11/2012 – Una nuova statua del faraone Ramesse II da Tell Basta

Un team archeologico tedesco ha rinvenuto a Tell Basta una nuova statua del faraone Ramesse II: la statua, alta circa due metri e mezzo e larga due, mostra il sovrano seduto fra due divinità, Bastet e Atum. Bastet, la divinità tutelare dell’antica città egizia di Per-Bast (Bubastis), l’odierna Tell Basta, veniva rappresentata sotto forma di gatto, mentre Atum è una delle più antiche divinità del pantheon egizio. Secondo quanto dichiarato da Adel Hussein, direttore delle Antichità del Basso Egitto, le iscrizioni con il nome del re sono state profondamente incise sul retro della statua, rinvenuta in livelli attribuibili ad epoca romana.
La missione tedesco-egiziana diretta dalla dott.ssa Eva Lange, che lavora sul sito di Tell Basta a Sharkia in cooperazione tra Egypt Exploration Society, Università di Göttingen e MSA, ha rinvenuto anche strutture in mattoni crudi risalenti al periodo tardo, a sud-est dell'entrata del tempio.

Fonti: AGI, Luxor Times, Tell Basta Project Blog

Abusir, la tomba della principessa

03/11/2012 - Scoperta ad Abusir la tomba di una principessa della V dinastia

Il ministro delle Antichità Mohamed Ibrahim ha comunicato che i ricercatori dell'Istituto ceco di egittologia dell'università di Praga hanno scoperto la tomba di una principessa della V dinastia (2500 a.C. circa) nella località di Abusir, 25 chilometri a sud del Cairo.
E’ stata infatti riportata alla luce l’anticamera della tomba della principessa Shert Nebti, il nome e il titolo della quale sono incisi su quattro colonne poste al centro di questo ambiente. Lo stesso ministro ha sottolineato l’importanza del ritrovamento, spiegando che questo segnerà l’inizio di una nuova era per quanto riguarda le ricerche relative alle sepolture in questa località e a Sakkara.
La missione ha anche riportato alla luce un corridoio che si estende dall'angolo sud est del cortile. La parete meridionale del cortile è dotata infine di quattro ingressi di tombe, tutte decorate, solo due della quali sono state finora scavate: appartengono a due alti ufficiali ed entrambe sono databili al tempo del faraone Djedkara Isesi. Il dott. Miroslav Barta, direttore della missione ceca, ha comunicato che le altre due tombe verranno indagate durante la missione in corso. Una di queste, in ogni caso, appartiene a un ufficiale chiamato Nefer, è dotata di una falsa porta e di tre statue in calcare del medesimo personaggio, insieme a una quarta statua dell’ufficiale insieme alla moglie Hathor Nefer.

Fonti: TM news, Luxor Times

Giza. La piramide di Chefren

12/10/2012 - Dopo tre anni di restauro riapre la piramide di Chefren

Dopo quasi tre anni di chiusura, viene riaperto al pubblico uno dei più grandi monumenti dell’antico Egitto: la piramide di Chefren (sovrano della IV dinastia), la seconda per grandezza sulla piana di Giza.
Il restauro ha sanato alcune crepe nella struttura e, parallelamente, è stato installato un sistema di ventilazione che dovrebbe risolvere in modo definitivo il fenomeno del ristagno dell’umidità nelle camere sotterranee, problema che aveva conseguenze negative sia sulle strutture interne della piramide, sia sugli stessi visitatori.
Insieme alla piramide verranno aperte al pubblico altre sei tombe, tra cui quella appartenuta alla regina Meresankh III, figlia del principe Kewab e della regina Hetepheres II, sposa di Chefren. La riapertura di questi siti è parte di un piano del Ministero egiziano delle Antichità per la riqualificazione delle aree archeologiche, finalizzato al rilancio del turismo nazionale dopo la rivoluzione di piazza Tahrir dello scorso anno.

Fonti: La Repubblica, LaPresse

Sir Flinders Petrie

21/09/2012 - Riapre dopo il restauro il Serapeo di Saqqara

Dopo un restauro durato un decennio sarà riaperto il Serapeo di Saqqara, la grande necropoli dei tori Api scavata nei pressi dell’antica città di Menfi: i tori Api erano immagini del dio menfita Ptah, e il complesso sepolcrale a loro dedicato, Patrimonio dell'Umanità dal 1979, fu realizzato scavando una serie di gallerie all’interno delle quali furono collocati i giganteschi sarcofagi dei tori sacri.
Il ministro egiziano dell'Antichità, Mohammad Ibrahim ha definito il Serapeo "un luogo unico per la storia della civiltà egizia", spiegando poi che i lavori di restauro appena conclusi dimostrano "il rispetto e l'attenzione del Cairo" per la propria storia.
Scoperte dall'archeologo francese Mariette nell'agosto del 1850, le gallerie furono chiuse per permettere agli esperti di consolidarne le pareti e i soffitti, che minacciavano il crollo, rinforzandoli con strutture in acciaio.

Fonte: LaPresse

Sir Flinders Petrie

28/03/2012 - Sir Flinders Petrie, “The man who discovered Egypt”

A partire da mercoledì 28 marzo e per una settimana, è andato in onda sulla rete televisiva inglese BBC4 uno splendido documentario dedicato al grandissimo archeologo Sir Flinders Petrie.
Chi ha seguito, questo inverno, il nostro diario di scavo della 14ª missione di scavo sul Tempio di Amenhotep II, saprà che la troupe televisiva che ha girato il documentario, diretta da Deborah Perkin e accompagnata dal direttore della Egypt Exploration Society, Chris Naunton, ha girato alcune riprese anche sul campo di scavo diretto dal dott. Angelo Sesana. La stessa area, infatti, venne indagata alla fine del 1800 anche dall’archeologo inglese e, per i produttori del documentario, si è presentata l’occasione imperdibile di riprendere lo stesso scenario con un incredibile paragone con il passato. Celebre, infatti, è il dipinto di Henry Wallis (1830-1916), “Excavating in Egypt: Professor Petrie at Thebes”, che ritrae l’archeologo con i suoi operai al lavoro a Tebe e, sullo sfondo, i resti del Ramesseum.
All’interno del documentario, dunque, è possibile vedere alcuni membri del team del CEFB al lavoro sul Tempio di Amenhotep II, nonché le immagini del nostro Rais Ali Farouk e un’intervista a suo fratello Omar Farouk. Nella loro casa di Qift si possono notare, fra i cimeli di una lunga storia famigliare di Rais, lo splendido ritratto di Ali dipinto dalla nostra disegnatrice Lucia Zito e una foto in bianco e nero dello stesso Ali, scattata alcuni anni fa dal fotografo della missione, Franco Giani. Anche questi sono ricordi indelebili della presenza della Missione Archeologica diretta da Angelo Sesana in Egitto.
E’ motivo di orgoglio, per il CEFB, essere presenti in un documentario dedicato a Sir Flinders Petrie, uno dei padri dell’archeologia egiziana e non solo. Citando le parole di un intervista presente proprio all’interno del filmato: “...all archaeologists working today stand on the shoulders of Sir Flinders Petrie...”.

Fonti: BBC4, EES Director's Blog, The Guardian

il colosso rieretto di Amenhotep III

04/03/2012 - Rieretta una statua colossale di Amenhotep III nel suo Tempio di Milioni di Anni a Luxor

Una statua colossale di Amenhotep III in quarzite (delle cave di Gebel El-Ahmar, al Cairo) è stata ricollocata nel suo contesto originario dai membri del "The Colossi of Memnon and Amenhotep III temple conservation project", un team egiziano-europeo che dal 1998 lavora per la conservazione del Tempio di Milioni di Anni di questo grande faraone, a Luxor.
Il colosso rappresenta Amenhotep III seduto su un trono decorato e accompagnato da una statua molto ben conservata della regina Tiye, in piedi, vicino alla gamba destra del re. Trovato disteso all'interno delle rovine del tempio, si trovava un tempo davanti al secondo pilone, 100 metri più indietro rispetto ai Colossi meglio conosciuti come Colossi di Memnone, che rappresentano il re stesso all'ingresso del suo maestoso tempio.
Gran parte della struttura fu distrutta molto probabilmente da un fortissimo terremoto intorno al 1200 a.C. La seconda coppia di colossi, crollata probabilmente per la stessa causa, è rimasta fino ad oggi in pezzi, di fronte al secondo pilone. Il colosso Nord era parzialmente sepolto sotto le alluvioni del Nilo, è stato individuato durante il 2002, sollevato per 3,90 metri fuori dallo strato di acqua fangosa e salata nel 2004, e trasportato per 9,5 metri su un terreno solido per lo studio e la conservazione nel 2005. Dopo che la sua base è stata consolidata con il cemento armato, il colosso è stato riportato nel 2011 in prossimità del suo basamento. L'operazione di rierezione è iniziata il 6 febbraio 2012 ed è stata conclusa con successo il 13 febbraio. Questa è la prima volta che una scultura monumentale viene risollevata con metodi che combinano le tecniche faraoniche e la tecnica moderna di sollevamento con cuscini d'aria.
Nella primavera del 2013 verrà riportata nella sua posizione originaria anche la parte inferiore del colosso Sud, che, scoperto nel 2003, era fino ad allora sconosciuto e giaceva completamente sepolto sotto il piano del tempio.

Fonte: Luxor Times

il cartiglio del nuovo faraone

04/03/2012 – Scoperto a Karnak un nuovo monumento eretto da un faraone della XVII Dinastia

Durante la sua visita di ieri al tempio di Karnak, il Ministro delle antichità dr. Mohamed Ibrahim ha annunciato la scoperta del nome di faraone della XVII dinastia, che non era prima noto agli egittologi e che aiuterà a rivedere l'ordine cronologico dei re di questa dinastia.
La scoperta si deve alla missione guidata da Christophe Thiers, dell’IFAO, che ha riportato alla luce, a nord del tempio di Amon, una porta in calcare risalente alla XVII dinastia, con iscrizioni in geroglifico e un cartiglio reale con il nome del re "Sen Nakht N' Ra", ovvero "fortificato dal dio". Non si tratta in realtà di un nuovo faraone, ma del secondo nome di un faraone già noto: Taa I. L’importanza della scoperta, dunque, più che al nome, è legata al nuovo monumento da collegare a questo faraone, di cui poco si sapeva.
Il ministro ha confermato che quella scoperta è la prima opera riferibile a questo faraone, il quale, secondo l’iscrizione rinvenuta, ha fatto erigere alcune strutture dedicate al culto del Dio Amon a Karnak, con calcare proveniente da Tura, vicino al Cairo. I lavori in quest’area dell’enorme complesso templare di Karnak continueranno, al fine di raccogliere il maggior numero di informazioni in merito agli edifici fatti erigere da questo faraone.

Fonte: Luxor Times

il sito dove giace la barca solare

04/03/2012 - Recupero della seconda barca solare di Cheope

Un team congiunto di archeologi giapponesi ed egiziani ha prelevato dei campioni di legno della seconda barca solare di Cheope, ancora smontata in 600 pezzi e giacente presso la piramide del sovrano. I test di laboratorio stabiliranno il restauro più appropriato che consenta il suo montaggio e l’esposizione al pubblico accanto alla prima barca di Cheope, operazioni per le quali si prevede un periodo di 5 anni.
Dalle prime informazioni raccolte pare che il legno mostri segni di deterioramento, e che l’imbarcazione dovrebbe essere decisamente più piccola rispetto alla prima, recuperata a metà del XX secolo. Si avvia così la terza parte di un programma di recupero che iniziò nel 1992, quando il governo giapponese offrì un finanziamento di 10 milioni di dollari presso la Waseda University per il recupero e l’esposizione della barca; la seconda fase si era aperta a metà del 2011, quando gli archeologi hanno sollevato i 41 blocchi di pietra calcarea che ricoprivano la fossa entro la quale la barca era sepolta.

Fonti: ArcheRivista, university.it

l'interno della KV64

16/01/2012 – Nuova scoperta nella Valle dei Re: arriva la KV64

Gli archeologi dell’Università di Basilea hanno scoperto una nuova tomba nella Valle dei Re, alla quale è stato attribuito il numero di KV64. La tomba è risultata essere intatta e conteneva il sarcofago di Nehmes Bastet, una cantatrice del tempio e figlia di un sacerdote di Amon, vissuta nel corso della XXII dinastia. Il sarcofago, in legno dipinto in nero, sarebbe decorato con testi geroglifici; alla sua apertura, effettuata dalla missione elvetica alla presenza dell’Ispettore Capo delle Antichità dell’Alto Egitto, Dr Mohammed el-Bialy, la mummia è apparsa integra e ben avvolta nelle bende. All’interno della tomba sarebbe stata rinvenuta anche una stele in legno con il nome e i titoli della defunta.
Il team svizzero avrebbe scoperto la sepoltura nel corso di un intervento di pulizia del sentiero che conduce alla tomba di Thutmosis III. Il rinvenimento risalirebbe ai primi giorni della rivoluzione del gennaio 2010, e sarebbe stato tenuto segreto per motivi di sicurezza; l’ingresso del pozzo venne pertanto chiuso con una porta di ferro. Elina Paulin-Grothe ha dichiarato che la tomba non sarebbe stata scavata per Nehmes Bastet, ma riutilizzata per la sua sepoltura. È la seconda tomba scoperta dai tempi di Tutankhamon.

Fonti: BBC, Ahram online


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